I balconi del Mar del Nord

febbraio 13, 2010

Mi sembra di aver mancato l’appuntamento con la vita e oggi sento che questa è la fine che devo accettare.
Vincent van Gogh – Lettera del 12.7.1890
(quindici giorni prima del suicidio)
Capitolo primo
Requiem per le tristezze di Fitna

– 1 –

Si chiamava Fitna.

Fine di dicembre. Esattamente vent’anni fa era qui, su questa spiaggia dimenticata, prima di svanire in mezzo alle onde del Mar del Nord. Cosa viene a svegliarla in me ora, mentre mi accingo a partire? Qualcosa mi spinge a pensare a lei, profondamente, tristemente, qualcosa di preoccupante di cui ignoro il segreto, se non che in questo momento la pioggia su Amsterdam è molto fredda.

Ora, tutto è tornata calmo e la nebbia scende per l’ultima volta sulla città di Algeri di cui ha sepolto le strade, le piazze, i quartieri freddi e gli angoli più nascosti e ne ha fatto esalare l’anima, lacerata dal peso degli ultimi giorni di dicembre.

Vorrei riposarmi anch’io un poco e guarire di te con l’esilio e a con qualche vagabondaggio di scrittura. Ma sono stanco. Sono veramente stanco, non ce la faccio più, sono diventato fragile come una nuvola.

Eh? Com’è piccolo il mondo: una passa dall’oblio agli abissi del lontano mar del Nord e infine al sole del Pacifico imbevuto di alberi e dell’odore del sale? No? Ci dev’essere, per forza, un mistero.

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Šurafàt bahr aš-šamàl

febbraio 12, 2010


Waciny Laredj, Šurafàt bahr aš-šamàl, Dàr al-adàb, Bayrùt 2002

Che dire di Waciny? Gran vanitoso, gira per il mondo con una lunghissima sciarpa rossa e dispensa il suo fascino qua e là: con le studentesse che stravedono per lui, con le colleghe, che si lasciano sedurre volentieri, con gli uomini, che vedono in lui l’autore arabofono di successo, lo ammirano e un po’ lo invidiano. Waciny vive tra Parigi, città dove ha scelto di migrare, e Algeri, che non ha mai abbandonato del tutto e dove ancora tiene corsi e segue tesi di dottorato sulla letteratura araba.

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