Ad-dimuqratiyya awwalan… ad-dimuqratiyya da’iman

agosto 12, 2011

‘A. Munìf, Ad-dimuqratiyya awwalan… ad-dimuqratiyya da’iman, co-edizione al-Mu’assasa al-‘arabiyya li-d-dirasàt wa-n-našr Bayrùt e al-Markaz ath-thaqàfi al-‘arabi li-n-našr a at-tawzi‘ Ad-dar al-baydà’ 2001. (la copertina dell’edizione in mio possesso è  differente)

Il bello delle librerie algerine è che vi trovi anche libri di dieci anni fa, non come da noi, dove quando cerchi un libro pubblicato sie mesi prima ti rispondono: “Eh, ma è vecchio!”. Mi piace starci per ore, soprattutto per trovare vecchie edizioni di romanzi o qualche libro introvabile.

Così ho comprato questo l’altro giorno. Ci tenevo, perché lo avevo avuto tra le mani, prestato, un po’ di tempo fa mentre scrivevo la recensione di Città di sale.

Si tratta di una raccolta di saggi scritti da Munìf in un arco di tempo che va dal 1985 al 1990 circa – la Prefazione scritta dall’autore data 1991 – nei quali il grande scrittore, e devo dire che forse come saggista lo preferisco, si occupa dei problemi politici del mondo arabo e degli intellettuali, del rapporto che questi intrattengono con il potere e di quello che, a suo parere, dovrebbero svolgere nella società.

Di questi tempi mi pare una buona lettura, tanto per ribadire che una coscienza politica e civile nel mondo arabo c’è sempre stata.

In un saggio del 1985, dal titolo Al-‘asr ar-radi’ wa-l-muthaqqaf as-sàmit (pp. 13-19), Munìf  discute l’utilizzo del termine radi’ per definire l’età araba contemporanea proponendo alcune osservazioni sulla società e gli intellettuali, che, nel titolo del saggio, sono definiti sàmit, silenziosi. E osserva, tra l’altro:

“[…] in secondo luogo egli [l’intellettuale] ha doveri e vincoli morali che oltrepassano il qui e ora e dev’essere un testimone del suo tempo. Afferma Brecht in una delle sue poesie:

Tuttavia non si dirà: i tempi erano oscuri
ma: perché i loro poeti hanno taciuto?

Sì, chiederanno perché i poeti hanno taciuto è perché gli intellettuali erano assenti e perché la patria si è colmata di questo destino orribile di silenzio e nerezza?

… Ma se gli intellettuali dicessero e con sincerità quello che devono dire, forse la domanda cambierebbe” (p. 19)

(La poesia di Brecht è Nei tempi oscuri, da B. Brecht, Poesie, vol. II, 1934–1956, a cura di L. Forte, Biblioteca della Pléiade, Einaudi-Gallimard, Torino 2005, pag. 849:

Non si dirà: quando il noce si scuoteva nel vento
ma: quando l’imbianchino calpestava i lavoratori.
Non si dirà: quando il bambino faceva saltare il ciottolo
piatto sulla rapida del fiume
ma: quando si preparavano le grandi guerre.
Non si dirà: quando la donna entrò nella stanza
ma: quando le grandi potenze si allearono contro i lavoratori.
Tuttavia non si dirà: i tempi erano oscuri
ma: perché i loro poeti hanno taciuto?
).

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