Medioevo romanzo e orientale

maggio 18, 2011

M. Cassarino, Medioevo romanzo e orientale. Sulle orme di Shahrazàd: le “Mille e Una Notte” fra Oriente e Occidente, Rubbettino, Soveria Mannelli 2009.

Le “storie” narrate da Shahrazàd devono essere messe per iscritto a imperitura memoria, poiché il sapere diventa compiuto solo quando viene trasmesso, narrato e quando agisce sul mondo; solo una volta trascritte, infatti, le storie acquisiranno “verità”, poiché trasmettere il proprio sapere è l’unico modo per possederlo veramente.

Da qui, Shahrazàd ha affascinato e influenzato diverse culture e narrazioni e ritroviamo il personaggio o ciò che per un autore esso rappresenta, in numerose opere orientali e occidentali dall’epoca della redazione del testo in poi.

In Occidente la ritroviamo in veste di narratrice, a esempio, nell’opera di A. Hamilton (m. 1720); la ritroviamo a metà circa dell’Ottocento nella Milleduesima notte di T. Gautier. Al suo nome si ispirarono poeti, scenografi, pittori e musicisti fra cui ricordo i poemi di T. Klingsor, il balletto di Baskt, le illustraioni di Dulac, la suite di Rimsi-Korsakov, l’opera lirica di Rabaud. Per tutti sarà comunque una semplice novellatrice, associata alle meraiglie orientali e al mondo magico delle Notti, senza una personalità propria.

Uno dei tentativi più interessanti del periodo contemporaneo è invece senz’altro quello intrapreso da Irmraud Morgner nel suo romanzo Nozze a Costantinopoli (e/o), pubblicato nell R.F.T. nel 1968. Morgner focalizza il suo interesse sulla donna e sulle tappe della sua emancipazione mentre, dal punto di vista formale, l’immaginario e la creatività diventano il mezzo attraverso il quale esprimere la propria ricchezza interiore in contrapposizione alla sfera maschile. Il fantastico, inoltre, assume un ruolo fondamentale nella struttura narrativa come espediente idoneo a dare espressione all’utopia dell’uguaglianza tra uomo e donna, trapsonendo gli avvenimenti in mondi irreali e diventandoo così la forma di espressione prvilegiata della donna. Nozze a Costantinopoli narra le vicende di Paul, uno scienziato, e Bele, conduttrice e bigliettaia di tram in precedenza impiegata nell’istituto presso il quale lavora Paul. I due trascorrono una vacanza, più precisamente un viaggio di nozze “anticipato”, in una città sulle coste jugoslave, che Bele ribattezza Costantinopoli. Il matrimonio dovrebbe aver luogo al termine del viaggio. Ma fin da principio emerge la differenza tra Paul e Bele: per lo scienziato – che non riesce a staccarsi dal mondo della fisica – l’amore è Erholung, dalla quale trarre nuove energie per le sue ricerche. Bele cerca di far comprendere a Paul le proprie esigenze narrandogli ogni sera una storia. Non tutti i racconti – inseriti nella cornice della descrizione del viaggio – sono ben riusciti (appositamente non ben riusciti), ma questo non è l’aspetto più importante: fondamentale è, invece, la funzione che essi svolgono all’interno del testo; il fatto che Bele non riesca nel suo intento non dipende dalla sua incapacità di raccontare, quanto dalla totale sordità di Paul, troppo preso da se stesso. Il testo si apre con un brano dei Carmina Burana testo scritto, sottolinea Morgner, da “chierici vaganti”. Il tema del movimento assume dunque un ruolo di primo piano: i personaggi femminili di Morgner concepiscono la vita solo come unterwegs. Il viaggio viene visto in senso sia fisico che ideale, come viaggio attraverso se stessi, percorso di presa di coscienza, processo di educazione. In Nozze a Costantinopoli il viaggio è reale (in Jugoslavia), ma la meta viene poi ribattezzata Costantinopoli, per significarne la valenza simbolica. In parallelo il viaggio di Bele attraverso se stessa, che le fa decidere di lasciare Paul. I luoghi della narrazione sonoo molteplici: oltre a quello reale in Jugoslavia c’è quello mancato a Praga e quello immaginario a Costantinopoli, porta dell’oreinte fiabesco e misterioso che rappresenta la parte di sé che Bele vorrebbe far conoscere a Paul.

In un crescendo dello scarto fra i due protagonisti si giunge al termine del romanzo. Al ritorno dalla Jugoslavia Bele lascia Paul, perché la trasmissione del suo sapere non ha senso, non modifica il mondo. E il processo di educazione non ha luogo.

La differenza tra Bele e Shahrazàd sta nella qualità dell’ascoltatore: Shahriyàr è un ascoltatore attento e la storia quindi ha un lieto fine, il protagonista del romanzo di Morgner, al contrario, non ascolta…

Il volume, a cura di Mirella Cassarino, narra di queste letture e reinterpretazioni del personaggio di Shahrazàd e delle Notti in generale, offrendo un amplissimo panorama che si chiude con un bel saggio di Kilito: in fondo il fascino delle Notti sta proprio qui, nell’essere una storia mai conclusa.

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