Gente di corsa

dicembre 19, 2010

T. Rossi, Gente di corsa,  trad. di ‘A. Anaya, Garzanti, edizione araba con testo a fronte, Tunisi 2002.

[post un po’ lungo, lo so] english version here

In genere ci occupiamo di traduzione dall’arabo all’italiano e, come abbiamo avuto modo di scrivere nei diversi post al riguardo, siamo di quelle che ritengono che esiste un’etica della traduzione e che il traduttore/la traduttora abbiano una responsabilità specialmente nel tradurre letteratura, visto che storicamente è stata perpetrata e perpetuata una “violenza etnocentrica della traduzione”.

Non traduciamo dall’italiano in arabo per scelta – esclusa qualche frase augurale o di avviso su richiesta di amici e mai comunque per lavoro. Perché questo dovrebbero farlo i traduttori di madrelingua araba.

Ciò tuttavia non ci impedisce di leggere veri e propri obbrobri in giro su cartelli, volantini e simili, non tanto perché scorretti grammaticalmente, ma perché senza senso per un lettore arabo. A riprova del fatto che per tradurre serve qualcos’altro oltre alla conoscenza della lingua.

Ci siamo poste però una domanda: esiste una “violenza etnocentrica” nell’altra direzione – ossia dall’italiano all’arabo – nelle traduzioni letterarie?

Per rispondere a questa domanda nulla di meglio di Gente di corsa di Tiziano Rossi, un poeta che amiamo molto, la cui traduzione ci è capitata in mano qualche anno fa, dono di un’amica che ne aveva una copia in più.

Intanto il titolo: Gente di corsa è stato tradotto in arabo con

سباق الناس

scelta che ci lascia molto molto perplesse e che ci da l’immagine di persone che corrono spintonandosi fra loro per arrivare per prime da qualche parte, chissà dove. Il “di corsa” qui, ha evidentemente un doppio significato in italiano, gente che ha fretta in primo luogo e, secondariamente, gente descritta “di corsa”, visto che le poesie sono brevissime.

Ma vediamo alcune perle (solo alcune cose qua e là). Alcune poesie sono intitolate (bambino G.), (bambina P.) e così via e descrivono, appunto, bambini.

(bambino G.O.) (p. 14)

Come Toro Seduto, sbaraglia uno squadrone
vestito di blu, ma là scantona un gatto:
mica si ferma la vicenda, e allora
cambierà il prefissato copione?

“جالس مثل “ثور

.بعد أن شتٌت جمعا

الأزرق رداءه

انفلت قط

لم يتوقف الحدث…

هل يتبدل المقدور سلفا؟

Stiamo parlando di un bambino che gioca e, nella finzione del gioco, immagina di essere Toro Seduto (meglio Bisonte Seduto), nome proprio che in arabo è الثور الجالس – e quello è il suo nome che a noi piaccia o no e non di un bambino “seduto come un toro” – che sbaraglia uno squadrone (sta giocando agli indiani)! E il traduttore non ha nemmeno capito che è lo squadrone a essere vestito di blu (indiani contro nordisti hai presente?)

(bambina U.F:) (p. 20)

A testa bassa incontro al poi e l’avanti
va con gambette metropolitane
dove c’è fumo del Duemila. E forse
solo ricorderà questa azzurrina bilia.

برأس منكس

ألاقي الماضي والآتي

أرحل بسيقان قديرة

حتى سراب الألفية الثانية…

علها

تذكر الكويرة الزرفاء هذه

Noto solo che nella traduzione del verso “va con gambette metropolitane” tre parole danno vita a tre errori: il verbo è al maschile, la bambina ha tre gambette o più e metropolitane sta a indicare il fatto che la bambina è bambina di città, non che sia in grado di camminare.

O ancora:

(bambina O.)

Cerenéntola, bobi e loplano,
tapatine, momòbile e lelese:
una parola per ogni cosa?
È lo scompiglio un diverso paese?

،شرننتولا وبوبي ولوبلانو

:وتباتيني ومموبلي ولليزي

هل كل مسمى له اسم؟

أللبلبلة غير هذا البلد؟

Sebbene autori arabi del calibro di Nazika alMalaika ci abbiano insegnato che i bambini arabi storpiano come tutti i bambini del mondo le parole, il traduttore sceglie di traslitterare: ma che senso ha in arabo? Forse l’arabo non è in grado di esprimere la lallazione? Più probabilmente il traduttore non ha mai fatto caso ai bambini arabi che quando passa un aereo chiamandolo non dicono certo ta’ira.

E così piacevolezze una dietro l’altra, una vera miniera. Ma la più bella è questa:

(bambino U.B.) (p. 26)

Ripete ostinato la stessa parola,
com’è noioso! Però se ascolti bene
dentro l’immobile dire
fa lievi variazioni: una sua scuola.

يعيد بتكرار نفس العبارة

كم الأمر مكدر

بيد إذا ما أصغيت جيدا

داخل العمارة

:قلتَ

هناك تنوعات طفيفة

منها التدبر

Ah ah: ” l’immobile dire” è diventato un real estate!

Quando dico che per tradurre ci vuole qualcosa in più della competenza linguistica intendo che in questo caso non c’è nessuna conoscenza dell’opera dell’autore ma nemmeno di cultura generale né ci si è preoccupati di chiedere all’autore dove non si capiva e nemmeno, evidentemente, a un madrelingua italiano.

Immagino – dal tipo di edizione – che questa sia una delle solite traduzioni che vengono fatte e pagate – per la “diffusione della cultura italiana nel mondo”. L’unica consolazione è che solitamente sono inutili e non hanno diffusione – di questa, riporta il volume – e per fortuna – ne sono state stampate solo 1000 copie. Certo è che se fossi un arabo che legge questa roba non avrei una grande opinione né di Tiziano Rossi né della poesia italiana contemporanea. Che vergogna.

Un paio di anni fa ho usato questo testo al corso di Traduzione per mostrare come non si deve tradurre. Fortemente consigliato.

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5 Responses to “Gente di corsa”

  1. darmius Says:

    ecco perché in realtà i traduttori (soprattutto per la poesia) dovrebbero essere sempre in due, uno per ciascuna lingua.
    D

  2. Hurriya Says:

    Uhm… Considerando che il traduttore è il mio lettore di arabo all’università, adesso capisco taaante cose! 🙂


  3. […] per la traduzione dall’italiano all’arabo è – tenetevi forte – proprio lui. Sì sì. La realtà supera spesso la […]

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