Nisyan com

novembre 1, 2010

A. Mostaghanmi, Nisyàn com, Dàr al-adàb, Bayrut 2009, libro + cd

Alcuni anni fa, Libuse Monikova, trattando della letteratura di donne, lamentava che essa avrebbe dovuto uscire dal ghetto dell’autocommiserazione, “la fossa accogliente dela nostra sventura”, per trovare nuove prospettive propositive. Mi sembra ormai che la letteratura araba scritta da donne abbia raggiunto questo obbiettivo e che sempre più si allontani dalla denuncia e dall’autocommiserazione per essere propositiva e, agigungerei in questo caso, attiva. Le intellettuali arabe si discostano dalla produzione letteraria fine a se stessa e danno vita a iniziative che in qualche modo vogliono incidere nella società. Nisyan com rienta fra queste.

Con Nisiyan com siamo alla creazione di un nuovo canone letterario, poiché la letteratura araba è ormai intesa nella società di oggi come verità e come resistenza al campo del potere sia in senso specifico che femminista; la letteratura, quindi, diventa azione (e al testo corrisponde un sito infatti: www.nessyane.com). Ha poco senso orami parlare di letteratura araba e sento ormai come irrinunciabile uscire da quella sorta di “etnograifa letteraria” che relega lo studio delle letterature altre (intese qui come non occidentali) a un aspetto etnografico; da questo libro in poi mi occupo di letteratura tout court.

Nella struttura il testo rompe con le definizioni classiche del genere letterario romanzo. Una storia c’è, ma è solo e semplicemente un pretesto per utilizzare tutte le forme proprie della scrittura accompagnate da riferimenti alla cultura classica e contemporanea, orientali e occidentali. Nisyian è un libro terapeutico, uno strumento per imparare a dimenticare, un esercizio per l’oblio, dove anche la musica – appositamente composta testi e parole a questo scopo – ha una precisa funzione.

Mostaghanmi sfida il canone letterario dominante, le sue norme e i modi stabili della scrittura poetica del suo tempo. Il nuovo canone, se di canone si deve parlare, incalza il lettore e lo porta a chiedersi cosa significhi essere oggi uno scrittore. Una scrittura che sorge da un’urgenza e che ci ricorda che nella società contemporanea è l’antiautore, lo scrittore impegnato e non integrato nel campo letterario del potere, quello che dice la verità e non più il saggio.

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5 Responses to “Nisyan com”

  1. anna vanzan Says:

    finalmente! cosa aspetti a tradurlo?

  2. Giacomo Longhi Says:

    Sto soggiornando in Siria e vedo sempre Nisiyan esposto in una libreria con tanto di biglietto pubblicitario “L’acquisto di questo libro non è consentito agli uomini”… Così proprio in questi giorni aspettavo con impazienza e curiosità che ne parlassi.
    Trovo di estrema importanza quanto dici sulla sorta di “etnografia letteraria”. Penso che sia fondamentale abbandonare ogni atteggiamento pionieristico nel presentare letterature appunto intese come orientali, extraoccidentali, ma concentrarsi invece sulla qualità dei testi e sul loro carattere universale. Altrimenti si può tradurre e pubblicare, ma il confino comunque c’è, anzi è un autoconfino, la qualità dei lavori ne risente, almeno questo è quello che a volte percepisco quando leggo le pubblicazioni di letteratura araba contemporanea.
    Mi permetto quindi di farti i complimenti per questo blog e per il modo con cui affronti la letteratura, lo trovo una risorsa importante, grazie.

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