Les captifs algériens et l’Europe chrétienne

settembre 1, 2010

M. Belhamissi, Les captifs algériens et l’Europe chrétienne (1518-1830), ENAL, Alger 1988

Da quando con la liberalizzazione della carta stampata sono sorte numerose case editrici in Algeria, l’ENAL, casa editrice unica fino alla fine degli anni Ottanta, è stata chiusa e così le “Librerie dell’ENAL” nelle quali fino al 1998 era giocoforza recarsi per acquistare libri.

Resta il fatto che queste librerie, che ora sono di proprietà privata, hanno molte giacenze e che quindi ancora oggi è possibile trovare libri pubblicati anche negli anni Settanta introvabili altrimenti, sia in arabo che in francese, editi dall’Entreprise Nationale du Livre ma anche tutto quanto pubblicato da Sindbad Actes Sud fino perlomeno a una certa data.

Molto semplici, questi libri avevano un prezzo politico ovviamente, e uno dei miei librai preferiti li vende ancora così, senza ritocchi…

Questo mi è costato 44 dinari, circa 44 centesimi di euro.

Un testo citato dovunque si parli di còrsa, pirati e Mediterraneo, Les captifs algériens et l’Europe chrétienne è uno studio che racconta la storia dal punto di vista degli altri, ovverosia, dei prigionieri algerini catturati in mare o in seguito  a vere e proprie razzie sulle cittadine della costa e smistati poi nei mercati di schiavi di Malta, Livorno, Venezia, Napoli, Genova e in parte in Francia.

Ne descrive il trattamento, le condizioni, la situazione di salute, quella giuridica nel paese di prigionia e via dicendo oltre ai tentativi non sempre coronati da successo di Algeri per riscattarli tramite lo scambio con prigionieri cristiani.

Un capitolo è dedicato ad “Algeri e i prigionieri cristiani” e si apre con un paragrafo intitolato “Critica delle fonti occidentali” che, se non altro, è utile per ricollocare nella giusta luce la “facile letteratura” (come la chiama Braudel) relativa alla schiavitù nei bagni di Algeri.

Come afferma Belhamissi, se la storia dei cristiani prigionieri ha trovato numerosi partigiani che l’hanno descritta e narrata, quella degli schiavi algerini in Europa e in Italia in particolare attende ancora chi la studi approfonditamente.

La serietà dello studio è sostenuta tra l’altro dall’amplissimo apparato di documenti, carte e illustrazioni allegati al volume.

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