S. Hafez, The Genesis of Arabic Narrative Disocurse. A Study in the Sociology of Modern Arabic Literature, Saqi Books, London 1993

Se in qualcuno quel che abbiamo scritto ieri a proposito del legame fra letteratura e storia avesse suscitato dei dubbi, il testo di Hafez potrebbe essere la successiva lettura.

Questo studio, molto bello, infatti, presenta, come afferma il titolo, la genesi del discorso narrativo arabo inserendo la nascita e lo sviluppo di un testo compiuto dal punto di vista narrativo in lingua araba all’interno del contesto politico e sociale.

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Cultura e imperialismo

settembre 28, 2010

E. Said, Cultura e imperialismo. Letteratura e consenso nel progetto coloniale dell’Occidente, Gamberetti, Roma 1998

Coloro che si occupano di storia, in genere, sono profondamente riluttanti a considerare i fenomeni  in un ambito più vasto rispetto a quello strettamente storico, che tenga conto della produzione culturale.

Intendiamo dire che analizzare alcuni fenomeni solo dal punto di vista storico o politico esclude una serie di argomenti legati al rapporto tra la produzione culturale e il valore simbolico e funzionale che essa riveste nell’articolazione di essi.

Una visione più ampia e interdisciplinare, dunque, dovrebbe tener conto delle arti, della cinematografia, della musica, della produzione libraria – scolastica e non – degli stili architettonici, della cartografia e, in una parola dei mezzi di produzione simbolica.

Tanto più nel mondo arabo, dove la relazione tra lingua (e produzione letteraria che si esprime in questa lingua) è di fondamentale importanza nella declinazione delle identità e dove ha giocato e gioca un ruolo centrale. Del resto anche Ben Laden utilizza la poesia come strumento politico…

Il libro di Said parte da una definizione di imperialismo come “pratica, teoria, atteggiamenti” e ci conduce a una rilettura di alcuni testi considerati ormai classici della letteratura fornendoci una chiave non tanto su cosa leggere o perché leggerla quanto piuttosto su “come” leggere.

Forse perché non è uno storico “puro” Said non dimentica che qualsiasi ideologia ha bisogno di un'”idea di ideologia” che la sostenga e alla formazione della quale gli intellettuali contribuiscono in maniera determinante. L’idea X, quindi, è un costrutto intellettuale e politico, composto da interpretazioni della storia e che ha bisogno di un gruppo elitario che ne formuli i fondamenti intellettuali di modo che siano disponibili per un’azione politica che coinvolga uno strato più ampio di popolazione.

Così letta la letteratura diventa una fonte per la storia di capitale importanza, soprattutto dove le fonti specifiche della disciplina vengano a mancare.

Ovviamente il discorso vale nei due sensi: dopo la lettura di Cultura e imperialismo non è più possibile pensare alla letteratura come qualcosa di avulso dalla realtà. Un libro che cambia il modo di leggere.

Al-muntaha

settembre 27, 2010

Hala Badry, Al-muntaha, Al-hay’a al-misriyya al-‘amma lil-kutub, 1995

A te e alla scrittura: l’inizio e la fine
Il mio muntahà

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L’automobile si fermò davanti al portone esterno della fattoria, producendo un rumore che strappò i cani dal loro silenzio. Le lancette dell’orologio avevano già oltrepassato le tre del mattino di quella notte nella quale la luna sussurrava alla terra con una luce morbida che si rifletteva sul fiume, trasformando la sua superficie in specchi argentei frantumati, che si muovevano al ritmo della brezza che intonava melodie tra i rami dei salici e degli alti pioppi. Il lupo ululava rivolto alla mitica lepre nascosta nella palla luminosa del cielo. Il suo latrato proveniva da lontano e non disturbava la tranquillità dei due viaggiatori, che sapevano che i limiti del suo raggio d’azione si fermavano ai campi più lontani. Alcuni di loro conoscevano la sua tana vicino al ponte in rovina.

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L’aube Ismael

settembre 24, 2010

M. Dib, L’aube Ismael. Louange, Editions Barzak, 2001 (con traduzione in arabo a fronte)

Quanto sappiamo di Hagar (in arabo Hàgiar ma anche Hàgir) non proviene dal Corano, che non fornisce dettagli sulla concubina del profeta Abramo, schiava egiziana e madre di Ismaele con il quale Abramo ricostrusce la ka‘ba. Tuttavia, anche se la storia di Hagar è ricostruita solo attraverso fonti secondarie, il suo ruolo nell’agiografia musulmana è rilevante. Oltre a partecipare alla rifondazione del monoteismo sulla terra ella, infatti, è anche l’antenata dei veri eredi di Abramo, i musulmani: sarà, infatti, un suo discendente, Muhammad, a restaurare la religione di Abramo dopo che il mondo avrà deviato ancora una volta dalla retta via.

Ibn Hišàm chiama Hagar “di tra le madri degli arabi”. La sua figura, ricordata in un rituale specifico del pellegrinaggio (sa‘i ) è punto di riferimento per i musulmani come modello di consapevolezza e azione.

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Maometto

settembre 23, 2010

H. Bobzin, Maometto, Einaudi, Torino 2002

Tra le tante letture sulla vita del Profeta, anche questa ci può stare.

Della collana di cui ho parlato qualche giorno fa, maneggevole e chiara, il volume si apre con un capitolo dal titolo “Da “pseudoprofeta” a eroe: immagini di Maometto in occidente” nel quale l’autore presenta i modi in cui Muhammad è stato visto da diversi studiosi e correnti di pensiero occidentali e variamente denominato: pseudoprofeta, eretico, impostore, epilettico, dio tra gli dei, anticristo, legislatore, eroe – e già questa elencazione è abbastanza interessante.

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