Violence, trauma et mémoire

agosto 25, 2010

F. Choutri, sous la direction de, Violence, trauma et mémoire, Casbah Editions, Alger 2001

Il “decennio nero” ha lasciato in Algeria un segno profondo e anche, a mio parere, una certa incapacità di elaborare il lutto per lo meno in tempi brevi. Ciò è dovuto in parte alla perdita di senso che la violenza genera di per sé ma anche al legame che questa ha riallacciato con le violenze subite nel passato coloniale recente del paese.

Già in precedenza (1997) la rivista an-Naqd aveva  dedicato un numero speciale alla questione del trauma da un punto di vista antropologico e sociologico. Questo volume affronta invece il problema da una prospettiva psicanalitica, nel tentativo di “tradurre” il silenzio provocato dal trauma e dare un nome a una sorta di rimozione collettiva (“Non succede nulla, ci siamo abituati, abbiamo superato una guerra ne supereremo una seconda”).

Questo adattarsi al disordine è il sintomo di una passività che fa riferimento al destino più che alla storia e che gli autori di questo testo cercano di indagare.

Un tentativo, dunque, di rompere con il silenzio legato a questo periodo ma anche una ferma volontà di rompere con quanto scritto sull’argomento da altri poiché come ricorda Fadhila Choutri

“la tentazione di vedere nella violenza senza nome un sintomo etnico è forte e rileviamo come le produzioni immaginarie proiettate in passato sulle popolazioni autoctone sostenute dalla psichaitria coloniale siano oggi massicciamente riattivate”.

Il volume pertanto offre i contributi – teorici e nati da esperienza sul campo – di psicanaliste e psicanalisti algerini con due interessanti contributi esterni, uno argentino e uno brasiliano, di medici cioè provenienti da paesi che a loro volt hanno subito una violenza interna e che hanno dovuto imparare a elaborare il lutto.

L’interesse di questo libro sta nel fatto che, pur se l’argomento è piuttosto specifico, una volta tanto non si tratta dell’altro che analizza e spiega, al contrario l’analisi è compiuta da chi questa cultura la conosce a fondo e riesce quindi a coglierne aspetti che sfuggono ai più.

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