صدقت كلّ شيء

giugno 30, 2010

Khàlid Sulaymàn An-Nàsiri, Saddaqtu kulla šay’. Nusùs, Dàr Kan‘àn, Dimašq 2009

Non c’è niente da fare. La poesia araba contemporanea ci piace molto. Come quella di Khalid Soliman Al-Nassiry (così scrive il suo nome in caratteri latini), giuntaci per caso in dono dall’autore, un giovane palestinese.

Come afferma Ràsim al-Madhùn nell’Introduzione alla raccolta, le poesie di Al-Nassiry ci conducono verso ciò che è ancora sconosciuto alla qasida, ossia verso tutto ciò che è proprio della poesia: non essere mai esaurita e proporre ogni volta, nelle abili mani di un poeta, un nuovo modo di essere, appunto, poesia.

Prosa poesia e brevi composizioni si alternano dunque nel volume di Al-Nassìry che ha come oggetto la Palestina e un sentimento di disillusione che pervade le pagine e il lettore man mano che si addentra in questo universo poetico estremamente bello e triste. Da leggere.

Ho creduto a tutto
Ho creduto che i militari, dopo aver attraversato il ponte, lo avrebbero distrutto. E che dopo averlo distrutto lo avrebbero ricostruito, per far passare sotto di esso il fiume di sangue. Così come ho creduto a un esercito di bambini chino ora nella stanza nella quale scorre quel fiume.
Ma chi mi nasconde, mentre torno felice dei miei errori, sotto il peso del tempo che mi è sfuggito, da ciò che si trasforma in uno scorpione che mi morde due volte?

Ma io ho creduto a tutto
Ho creduto di raccogliere le stelle di raccoglierle una dietro l’altra,
ed ecco il mio volto imbrattato del sangue di non so chi.

Io ho creduto a tutto
e mi hanno deluso, perché non ho creduto a me stesso
e dopo aver pulito il sangue del parto dal mio corpo è stato ovvio il mio errore

[…]

Fiqh
Il sole che hanno messo
alla mia destra si è spento
ed è morta la luna posta alla mia sinistra
dunque, i fuqaha’ mi hanno mentito

Giorni
Ci svegliamo…
apriamo i nostri feretri
ne usciamo pieni del loro odore
e la sera vi rientriamo
riempiendoli del nostro…

Nel______mio corpo una lacerazione (1)
Nel______mio corpo una lacerazione…, è giunto il tuo orlo, notte.
Una nebbia azzurra lasciava trasparire passi in transito e gocce di sangue inerti nella luce.
Invano ho camminato
invano ho cercato il passaggio
ma ho visto i miei passi sulla neve:
i miei passi vani.
[…]
(1) Riferimento a un verso di al-Ma‘arri.
L’immagine del poeta a šàtìla
L’unica immagine del poeta sulla parete
osserva osservava l’unico poeta nella stanza.
L’unica stanza nella casa,
l’unica casa nella città,
l’unica città nel mondo,
unico come l’unica immagine del poeta sulla parete.
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