La tentazione democratica

giugno 16, 2010

Y. Ben Achour, La tentazione democratica. Politica, religione e diritto nel mondo arabo, ombre corte, Verona 2010

L’ennesimo libro che tratta di democrazia e mondo arabo è scritto da un tunisino e tradotto in lingua italiana e questo già lo fa notare. È, inoltre, pubblicato grazie all’interessamento di una facoltà di Scienze Giuridiche e questo è un altro dato interessante.Il volume si apre con una trattazione della figura dell’intellettuale e dei suoi rapporti con il potere. Dopo aver definito chi sia un intellettuale e quale sia il suo ruolo all’interno di una società, Ben Achour afferma:

“[…] una classe di intellettuali, per esistere, deve presupporre una società del’indifferenza nel rapporto fra Stato-società e nella relazione società-individuo.  questa duplice rottura che crea l’intellettuale”.

Da quest’affermazione, che si applica non solamente alle società arabe, parte l’autore per poi analizzare la situazione delle società arabe, che impone una chiusura al libero pensiero difficile da aggirare per rivolgersi a orizzonti più ampi.

Questa chiusura è determinata, secondo l’autore, dalla relazione tra pensiero islamico e legittimazione del potere: è il primo, infatti, a legittimare il potere intessendo con esso una relazione di interdipendenza che dura oramai da secoli  e che fatica a essere scardinata ma verso il quale Ben Achour richiede comprensione (“che non significa giustificare”).

L’autore si sofferma in seguito sulla relazione società, stato e coerenza del diritto per enucleare le tendenze del diritto in fase di mutamento della società, sottolineando quali siano i fattori di cambiamento insiti al diritto dei paesi arabi e che quindi hanno più possibilità di incidere in un’eventuale ristrutturazione e analizza a tale scopo alcuni concetti che egli chiama “in divenire” quali ‘adl, dawla, haqq, siyàda e ša‘b.

Non manca una trattazione dei diritti “della donna e dell’uomo” nel mondo arabo inserita nel discorso più ampio dei diritti dell’uomo e una disamina dello statuto delle donne in Maghreb.

Certamente, poiché il riferimento principale dell’autore è la Tunisia,  l’opera va letta tenendo presente che non tutte le considerazioni fatte possono avere una valenza generale; resta il fatto che la prospettiva da cui si guarda al rapporto fra islam e democrazia merita di essere approfondita.

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