Rock the Casbah!

giugno 15, 2010

M. LeVine, Rock the Casbah! I giovani musulmani e la cultura pop occidentale, Isbn Edizioni, Milano 2010

“La ricerca per questo libro è stata possibile grazie alle sovvenzioni e all’assistenza fornite dalla School of Humanities, Department of History and International Center for Writing and Translating, UC Irvine; United States Institute for Peace; Open Society Institute; programma Fullbright Senior Research Grant, Italia; Ecole des Hautes Etudes, Parigi; European University Institute, Firenze; Central European University, Budapest; Mediterranean Studies Association; Higher Education Council, Pakistan”.

Mark LeVine, oltre a essere professore di Storia mediorientale presso la University of California, Irvine, è un chitarrista di una certa fama. Queste due competenze gli hanno permesso, a nostro parere, di realizzare una ricerca – perché questa è una ricerca – su pop, heavy metal e le manifestazioni musicali occidentali d’avanguardia nel mondo musulmano con un taglio che coniuga la conoscenza libresca e la ricerca sul campo. Il risultato è un libro molto interessante dove occuparsi di musica contemporanea, lungi dall’essere un esercizio di serie b, diventa un modo per analizzare la situazione politica e sociale di alcuni paesi musulmani.

Come a esempio il Marocco, dove suonare heavy metal significa contrapporsi al regime e poter essere arrestati perché accusati di satanismo e dove i metallari sono in pratica – secondo LeVine – l’unica alternativa politica al movimento di Nadia Yassine per la democratizzazione del paese.

O l’Egitto, dove sempre i metallari sono oggetto di derisione da parte dei media e rischiano costantemente la censura (nel 1997 centinaia di musicisti sono stati arrestati durante una campagna contro la musica satanica). Anche qui, la scena musicale contemporanea, fra le più attive del mondo musulmano, cerca di creare uno spazio sociale e politico indipendente.

Il volume si occupa anche di Israele, Palestina, Libano, Iran – dove mostrare in televisione gli strumenti musicali è considerato atto contro la religione – e Pakistan.

Frutto di venti viaggi in sedici paesi, il volume rende conto della varietà e della ricchezza di un panorama musicale nel quale heavy metal e hip hop costituiscono uno strumento addirittura politico.

“Ricerca è fare il passo successivo”.

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