Così lontano dall’Eufrate

maggio 24, 2010

H. Massoudy, Così lontano dall’Eufrate. Gioventù di un artista in Iraq, Editrice Pisani, Napoli 2005

“Guarda questa lettera uau in stile thuluth” mi diceva, “Che ne pensi?”

“È un anello fatto di un susseguirsi di curve”.

“No, c’è una linea retta nascsta tra le curve, è invisibile per i non iniziati”.

Prendeva allora una calligrafia in cui era compresa una uau e ne nascondeva le due estremità. Restava, in effetti, solo una piccola linea retta.

“Questa piccola retta dà tutta a sua forza e la sua nobiltà alla lettera, altrimenti essa sarebbe fiacca”.  (p. 114)

Ci addentriamo così, a piccoli passi, nel mondo della calligrafia araba e lo facciamo attraverso gli occhi di un giovane che muove i primi passi in questo universo di lettere silenti, nel quale ogni gesto e ogni strumento si uniscono “al cuore e alla mano con forza e grazia a un tempo”.

Una gioventù trascorsa sulle rive dell’Eufrate alla ricerca della propria strada e di quel segno che farà di Massoudy uno dei più noti calligrafi contemporanei in Occidente.

Questo percorso passerà per un interesse per la pittura figurativa nel paese d’origine, per trasformarsi poi in una vera e propria forma d’arte in Francia, quando l’artista entrerà in contatto con calligrafi anche di altra tradizione aggiungendo alla tecnica quella caratteristica personale che si manifesta nella verticalità delle sue opere, ornate da una linea orizzontale sotto la calligrafia a evocare la linea dell’orizzonte e il suo tendere verso l’infinito. Come ha affermato un noto calligrafo occidentale, “c’è sempre un po’ del nostro sangue nell’inchiostro che usiamo”.

Ma Così lontano dall’Eufrate è anche una storia di sofferenza. Il giovane Hasan non riesce a rimanere in Iràq e, dopo molte sofferenze, decide di emigrare. Sarà la Francia ad accoglierlo e a rendergli la serenità perduta. Massoudy si considera iracheno anche se non ha mai ottenuto la cittadinanza di quel paese. Una famiglia mite, sparsa per il mondo, è il legame che egli conserva e che gli ha permesso di trovare “la forza interiore  che mi ha spinto in avanti”.

Bello.

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