Il libro delle seduzioni

maggio 18, 2010

M. Chebel, Il libro delle seduzioni seguito da Dieci aforismi, Bollati Boringhieri, Torino 2001

Nel 1995, Malek Chebel pubblicava, per i tipi di Payot, L’Encyclopédie de l’amour en Islam, un dizionario enciclopedico che aveva come sottotitolo Erotisme, beauté et sexualité dans le monde arabe, la Perse et en Turquie, e nel quale vocaboli legati al tema, nomi di personaggi, titoli di libri e argomenti correlati, venivano trattati come singole voci enciclopediche con numerosi rimandi interni e a testi classici Corano compreso, ampia bibliografia e indici.

Quell’enciclopedia non è stata mai tradotta in italiano così come non è stato mai tradotto un altro bel testo dell’autore, L’imaginaire arabo musulman e, cosa per noi sempre misteriosa, Chebel non è fra coloro che vengono invitati a convegni e conferenze sul mondo arabo se non raramente.

Il libro delle seduzioni è un testo più recente, non un saggio non un romanzo ci vien da dire, poiché l’autore, in forma romanzata presenta una summa delle sue letture e dei suoi studi relativi al corpo, alla sessualità e all’amore in terra d’Islàm.

Strutturato come un testo della letteratura araba classica, nel quale prosa e citazioni poetiche si alternano e dove ogni fasl ha un titolo suggestivo, il volume ci trasporta all’interno dell’immaginario maghrebino – settore specifico di competenza di Chebel – sulla sessualità e l’amore, viaggio attraverso il tempo – dagli albori della civiltà musulmana a oggi –  e attraverso le discipline – letterarie e scientifiche – per fornirci un quadro d’insieme vivace ed estremamente variegato.

Al termine di questo percorso i Dieci aforismi sull’amore vogliono forse essere una summa di quanto esposto ne Il libro delle seduzioni, ossia la ricerca di un amore di altra natura:

“L’unica curiosità che mi resta è di scoprire che cosa nascondi sotto queste vesti, e sotto la tua pelle. Ma bisogna sapersi fermare in tempo – perché al di là del tuo corpo ci si trova di fronte al nulla, il nulla dionisiaco dei sensi e dell’intelletto. Eppure, Huda, il tuo nome non evoca forse la pace dell’universo? Non è forse sufficiente per rivelarmi ciò che non ho il coraggio di confessare a me stesso: che tu sei quieta ormai, lontana, e riposi nel tuo essere senza più via d’uscita – come una parola vuota in cui regna ormai solo il silenzio? Come farò a sapere se tu sei mai esistita? Qual è la tua natura – e qual è il tuo segreto?” (p. 115).

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