Pour une poétique du dialectal maghrébin

aprile 17, 2010

M. Souheil Dib, Pour une poétique du dialectal maghrébin, Editions ANep, Alger 2007

Il titolo del volume rimanda direttamente all’oggetto di questo studio: la poesia in arabo dialettale. Poco o per nulla oggetto di analisi teoriche relative ai procedimenti stilistici e retorici che essa utilizza, paucità questa che ha contributo a considerare la poesia in lingua dialettale di scarso valore letterario.

Pour une poétique du dialectal maghrébin si pone come obbiettivo quello di riflettere sul valore letterario della lingua araba parlata in Maghreb.

Nella prima parte presenta una serie di elementi che si ritrovano all’interno di questo divano partendo dalle metafore utilizzate dalla poetica per definire se stessa, come quella della stoffa ricamata che rinvia alla versificazione. Nella poesia dialettale, infatti, la metrica e la rima costituiscono un fattore determinate. Afferma, a esempio, Ibn M’saib di se stesso:

طرز محمد بن مسايب وطريزه واضح

Muhammad ibn M’saib ha ricamato [una tela] e il suo ricamo è nitido

dove il verbo taraza indica l’abbellire una tela con un ricamo composto di linee regolari e colorate, che rimandano alla regolarità del verso. Questa regolarità, richiesta dalla versificazione, che consiste nell’allineare sillabe per dar vita al ritmo e che siano simili foneticamente per produrre una rima, richiede maestria e il poeta capace di organizzarle e di inserire al momento giusto le pause e gli altri elementi che richiede la sintassi poetica è il detentore di un segreto:

دارك الفنون كلها

Detiene il segreto di tutte le arti.

Altro elemento importante nelle immagini poetiche le figure retoriche, cui è dedicata la seconda parte del volume. Oltre alla metafora, sicuramente la più usata, trovano posto anche la comparazione, la metonimia, la sineddoche e la perifrasi.

Annalizzando un cospicuo numero di poeti Souheil Dib estrae alcune figure ricorrenti della poesia popolare come طلوع الزهرا; il sorgere di Venere a indicare l’alba e il crepuscolo; دار العماسم, la dimora comune, a significare la tomba; دليل الخير والشر, ciò che guida al bene e al male, la coscienza…

La terza parte, infine, è dedicata a presentare nel dettaglio tre autori secondo tre punti di vista: il primo il rapporto tra lingua e dialetto presenta l’esperienza del poeta algerino al-Mandàsi at-Tilmisàni, punto di congiunzione tra la spiritualità religiosa di Mostaghanem (XV secolo) e la scuola classica del hawzi di Tlemcen (XVII secolo); il secondo tratta di poemi “disegnati” e, in particolare, di Ibn M’saib, autore per il quale le lettere dell’alfabeto diventano il luogo poetico per eccellenza nel quale iscrivere la passione per l’amata; il terzo si occupa del valore documentale della poesia popolare.

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