Dirasàt fi-l-musìqa l-giazà’iriyya

aprile 13, 2010

A. Safti, Dirasàt fi-l-musìqa l-giazà’iriyya, al-Mu’assasa l-wataniyya li-l-kitàb, al-Giazà’ir  1988

Negli ultimi tempi, in Algeria, sono state date alle stampe numerose pubblicazioni, curate anche dal punto di vista editoriale, dedicate alla musica algerina che trattano delle canzoni della Casbah prevalentemente cantate da donne, del genere al-gidd wa-l-hazl, che ricordano il repertorio di grandi autori come Ahmad Serri o Muhammad Khaznaj, spesso accompagnate anche da raccolte audio delle diverse scuole algerine (Algeri, Costantina a esempio).

A questo interesse per la raccolta e la conservazione della propria tradizione corrisponde in Occidente, soprattutto in Francia in questo caso, un rinnovato interesse per la musica arabo andalusa.

Val la pena allora ricordare questo testo fondamentale e corposo sulla musica arabo andalusa algerina che introduce in un mondo e in un modo affascinante, dove ogni parola cantata deve avere un significato, tranne gli ultimi 30 secondi di musica, dove le sillabe ya-la-lan si ripetono anche se mai casualmente.

Un modo che ritiene che l’uomo porti il ritmo in sé nel battito del suo cuore e dove l’orecchio può percepire il quarto di tono. Il sistema musicale arabo, che è un sistema modale non temperato, esprime un modo diverso di intendere, comporre, ascoltare e amare i suoni che crea, tra esecutore e auditorio, il tarab, ossia quell’emozione provocata sia dal dolore che dalla gioia, quella tensione emotiva per cui chi suona e chi ascolta devono essere sulla stessa lunghezza d’onda.

Veicolo del tarab è la nawba, una sessione musicale che comprende suoni, versi, ritmi e rime diverse ma tutti composti nello stesso modo e a ciascuna delle quali (sono 24 come le ore del giorno) sono associati un giusto momento per essere eseguita e un’emozione: lontananza, femminilità, tristezza…

Come emozione la nawba deve procedere per gradi, poiché une’mozione troppo forte e improvvisa creerebbe scompenso (i modi della musica sono legati alla teoria degli uomori); la sua esecuzione, pertanto, è strutturata a partire da un’introduzione, che serve per testare gli strumenti, a un momento di preparazione dell’auditorio all’esecuzione vocale e a presentare il modo, a un momento di preparazione all’emozione, per giungere poi al culmine di essa. E così come ci siamo avvicinati lentamente altrettanto lentamente ce ne dobbiamo allontanare con un momento musicare – istikhbar – che serve per “asciugarsi le lacrime” prima di allontanarsi (insiràf).

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