L’Islam et le monde des affaires

marzo 29, 2010

L. Siagh, L’Islam et le monde des affaires. Argent, étique et gouernance, éditions alpha, Alger 2007

Tra i diversi volumi che si occupano di finanza islamica questo – recentemente tradotto anche in italiano (ETAS 2008) – è un lavoro esaustivo, condotto da uno specialista e scritto in modo estremamente chiaro.

L’Islam et le monde des affaires si caratterizza per non essere un semplice elenco degli strumenti di cui si è dotata la finanza islamica nel corso del tempo o un manuale nel quale si spiega il funzionamento della banca islamica, ma un vero e proprio studio che parte dall’analisi dell’ambiente intangibile per inserire in questa cornice le diverse operazioni di cui tratta.

In tal modo operazioni e strumenti che a noi possono sembrare astrusi trovano una loro logica spiegazione nell’attitudine etica della finanza islamica, aspetto questo fondamentale e che la rende oggetto di interesse anche a settori che musulmani non sono.

Come già accaduto per il mercato halàl, infatti, l’approccio islamico al denaro, considerato infruttuoso di per sé ma strumento che può generare denaro e ricchezza solo se investito e  utilizzato per progetti volti al miglioramento della società in genere, presenta punti di contatto con la finanza etica e lentamente si sta creando uno spazio nel mercato che va ben al di là degli utenti musulmani.

Inserita in tale contesto la finanza islamica si occupa naturalmente anche della responsabilità dei dirigenti poiché la leadership diventa, in una situazione dove l’ambiente intangibile ha un peso preponderante, un elemento cardine.

Che poi effettivamente si riesca a praticare una finanza etica è tutto da discutere anche in ambiente musulmano e non poche sono le critiche a questo sistema, accusato spesso di utilizzare semplicemente nomi diversi per pratiche economico finanziarie che rimangono le stesse.

Resta il fatto che anche la società occidentale in passato si è posta le stesse domande e si è data delle risposte che, seppur dominanti oggi e forse meno “ipocrite”, non sembrano a noi essere la soluzione migliore, poiché basate sullo sfruttamento puro e semplice.

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