Livres en feu

marzo 28, 2010

L. X. Polastron, Livres en feu. Histoire de la destruction sans fin des bibliothèques, Denoël, Paris 2009

La distruzione di biblioteche è una pratica che risale all’antichità e nel corso della storia gli auto da fé aumentano proporzionalmente all’aumento dela produzione della parola scritta. Il volume di Polatsron, sinologo e arabista, ripercorre la storia di queste distruzioni a cominciare da quella della biblioteca di Alessandria per finire con quella della biblioteca di Sarajevo nel 1992, passando per Roma, Ctesifonte e Baghdàd.

Parallelamente alle distruzioni, tuttavia, è possibile tracciare la storia della formazione di biblioteche importanti, concepite come la realizzazione del desiderio – mai realizzato pienamente – di raccogliere il sapere del mondo e svelarne i segreti, di porre uno accanto all’altro i volumi che si ritiene rappresentino la civiltà…

E accanto a questa storia ancora un’altra è tracciabile, quella della lettura. Si comprende così come leggere e scrivere siano profondamente legati a dinamiche di potere e dominio sulle menti ritrovando interessanti connessioni con l’attualità.

I tempi sono cambiati, certo, e la carta stampata svolge oggi un ruolo differente o perlomeno non più esclusivo come solo fino a pochi anni fa.

Al termine di questo viaggio nei libri bruciati Livres en feu ritorna ad Alessandria e alla ricostituenda biblioteca di quella città. Non molto è cambiato, in fondo. Pur nella ricerca di un antico splendore la scelta dei libri della prestigiosa istituzione sottostà ancora a regole che poco hanno a che vedere con la cultura in sé, a riprova che non è possibile pensarla avulsa dal contesto politico, pena il vivere nell’illusione.

Al termine del volume tre interessanti appendici; la prima dal titolo Les grands écrivains unanimes: delenda est bibliotheca! riporta passi letterari di autori celebri contrari alla costituzione delle biblioteche e delle raccolte di libri; la seconda, Petite histoire du recensement des livres perdus, avec une légende pour finir, tratta, appunto di libri perduti di cui si conosce l’esistenza ma che forse non sono nemmeno mai esistiti e che ci ha ricordato la storia del Necronimon; la terza, infine, dal titolo La bibliothèque cachée, narra una leggenda che suggerisce come la biblioteca ideale sia una biblioteca nascosta.

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3 Responses to “Livres en feu”

  1. Giacomo Longhi Says:

    Leggo solo ora: sinologo e arabista… allora è possibile?

  2. letturearabe Says:

    beh anche martin bernal era sinologo e semitista…

  3. Giacomo Longhi Says:

    Fa piacere saperlo, ho sempre temuto fosse troppo azzardato imparare entrambe arabo e cinese, però se c’è chi l’ha fatto… per fortuna ci sono i manuali Inalco!

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