التعابير الشعبية الليبية

marzo 27, 2010

A. M. al-Musrati, At-ta‘àbìr aš-ša‘biyya al-lìbiyya. Dalàlàt nafsiyya wa-ijtima‘iyya, ad-dàr al-giamàhìriyya, Banaghàzi 2002

Autore libico poliedrico, attivista politico e giornalista, al-Musrati si è sempre occupato in particolare di letteratura popoplare. In questo volume raccoglie un cospicuo numero di proverbi che fanno riferimento alle turàth, le tradizioni popolari libiche, intrecciando mito e storia.

La Libia, legata alla tradizione arabo musulmana, ma anche a quella berbera locale, usa del proverbio nell’ambito della conversazione quotidiana e il volume di al-Musrati contribuisce allo studio della sua società, tanto numerosi sono i riferimenti storici, la percezione degli elementi geografici e il rifeirmento alla religione, nonché, ovviamente, allo studio della parlata locale.

Così, a esempio, l’espressione min wilàd hilàl, utilizzata per indicare una persona generosa e traducibile come “[uno] della tribù degli Hilàl” fa riferimento al periodo pre islamico, richiamando alla mente i Banu Hilàl, tribù nota per la muru’wa dei suoi membri, quell’insieme di caratteristiche costitutive del mur‘, appunto, l’uomo arabo, fra le quali la generosità è un elemento centrale.

O ancora, illi thsàbhu Musa yatl’u far’ùn, “colui che si credeva Mosè si è rivelato faraone”, che invece fa riferimento alla cultura musulmana, opponendo  i personaggi di Mosè, simbolo positivo, a quello del faraone, personaggio negativo nel Corano.

Il volume suddivide i proverbi per aree tematiche; troviamo così i riferimenti alla geografia, ai rapporti politici con le potenze straniere, alla storia del paese, all’utilizzo di parti del corpo umano e alla loro rappresentazione simbolica. Ogni sezione, oltre al proverbio, riporta la spiegazione in lingua araba standard, la spiegazione del suo significato, il modo d’uso e un commento.

Interessanti anche alcune corrispondenze che possiamo riscontrare con la lingua italiana. Se, a esempio, in libico si dirà ya jày min gheyr ‘azùma ya ga’ed min dùn fràsh, ossia “chi arriva senza essere invitato si ritroverà senza letto”, ponendo l’accento sul fatto che non si è stati invitati, in italiano “chi tardi arriva male alloggia” fa riferimento al rispetto per il tempo dell’altro.

(grazie a Heba Jeash che ci ha donato il volume)

 

 

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