Anthologie de la poésie algérienne de langue arabe

marzo 2, 2010

A. Lanasri, Anthologie de la poésie algérienne de langue arabe, Publisud, Paris 1994

L’antologia di Lanasri colma, perlomeno fino a una certa data, il vuoto di studi e testi che riguarda la letteratura algerina scritta in lingua araba in generale, nellos pecifico in relazione alla produzione poetica.

Per quanto ne so, infatti, difficilmente ci si occupa della produzione poetica in lingua araba di questo paese, e in genere si privilegia di più la letteratura scritta in lingua francese – argomento che meriterebbe la trattazione in un volume – e, recentemente, in lingua berbera. Non che queste non meritino attenzione, naturalmente, ma occultare deliberatamente l’arabo in Algeria equivale ad applicare lo stesso metodo applicato in passato dai francesi nei confronti dell’arabo, e sa quindi di colonialismo culturale, o quanto i berberi attribuiscono agli arabofoni algerini, allo Stato in particolare, quando affermano che sono stati costretti a un’arabizzazione forzata.

Questo silenzio l’ho constatato diverse volte sia leggendo le diverse storie della letteratura in circolazione, a parte qualche fugace riferimento in rare occasioni, sia discorrendo e spesso discutendo con coloro che si occupano di mondo arabo e con traduttori.

L’antologia di Lanasri colma quindi in parte un vuoto. Innanzitutto perché presenta la produzione poetica del periodo cosiddetto della nahda che, anche in Algeria, ha avuto i suoi rappresentanti. A partire dagli anni Venti, infatti, pur con le difficoltà dovute all’occupazione francese, si ha una produzione poetica interessante; certo, data la situazione politica e sociale, didattica e di rivendicazione, ma che non per questo non presenta autori interessanti, dei quali per tutti citio Hammùd Ramadàn, classe 1906, il quale, prima che dovunque nel mondo arabo, attacca la sacralità della qasida e chiama alla liberazione del verso poetico dalla rima e dalla metrica anche in un breve saggio sull’argomento. Mi vien da dire che studiandolo – purtroppo deceduto in età molto giovane non ha potuto sviluppare in pieno questa sua tendenza – nulla si toglierebbe al verso libero del Mašreq, ma certamente si potrebbe arrivare a una visione più completa dello sviluppo poetico in lingua araba, stante anche i temi trattati nella sua poesia, come in Law kuntu, Se fossi, dove l’io compare in lingua araba in un periodo veramente anticipatore.

Lanasri introduce poi la produzione del periodo della guerra di liberazione nazionale, che egli chiama del “rinnovamento” e nel quale la poesia ha una forte marca militante – non poteva essere altrimenti del resto – e nella quale sono presenti autori allora giovani e che in seguito diverranno alcuni tra gli scrittori più interessanti anche di narrativa; e, infine, presenta la produzione dell’Algeria indipendente, sempre impegnata, ma anche contestataria, offrendo al lettore letture di poeti ma anche di donne poeta come Ahlam Mostaghanmi e Rabia Djelti, molto attive ancora oggi.

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