Ya salam!

febbraio 16, 2010

N. Barakat, Ya salam!, trad. di S. Lo Sardo, epoché, Milano 2007

Se la guerra produce effetti devastanti sull’essere umano, fisici e psicologici, non da meno è la pace. Questa è la sensazione che rimane dopo la lettura di Ya salam!, romanzo nel quale tutti gli elementi presenti nei romanzi delle scrittrici libanesi che si sono occupate della guerra si ritrovano a incombere sul protagonista Luqmàn che, in tempo di pace, non riesce più a ritrovare la propria identità, concepibile solo attraverso la perpetuazione della violenza e della morte.

La guerra, la morte, la disperazione, la follia,  richiamano alla mente altre autrici come Hanàn aš-Šaykh, Ghada Sammàn e Hoda Barakat, sorella dell’autrice di questo romanzo, ma di ben altra levatura.

Una sottile vena ironica percorre il testo, mentre la morte, un rapporto ambiguo con la sessualità, la droga, conducono inevitabilmente chi ha in qualche modo “vampirizzato” la guerra, sfruttando a proprio vantaggio la disperazione degli altri, a incontrare la pazzia, ancora una volta vista come elemento necessario per poter sopravvivere.

Per Luqmàn, il protagonista del romanzo, l’incontro con la pazzia sarà fatale, tanto più che si tratta della pazzia di una madre, decisa a distruggere il frutto malato del suo ventre.

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