Tà’ al-khagial

febbraio 14, 2010

Fadìla al-Fàrùq, Tà’ al-hagial, Riyàd ar-ra’ìs lil-kutub wa an-našr, Bayrùt 2003

Fadìla al-Fàrùq, classe 1967, è originaria dell’Aurès, a est del’Algeria. Ha compiuto studi di Lingua e Letteratura araba presso l’Univeristà di Costantina. Giornalista, ha esercitato dal 1990 al 1995 nel suo paese d’origine in particolare conducendo una trasmissione letteraria radiofonica dal titolo “I porti della creatività”, molto nota perché trasmessa sul primo canale radiofonico indpendente del paese. Dal 1995 risiede in Libano dove continua la professione di giornalista e si dedica alla scrittura. Oltre a Tā’ al-hagial ha pubblicato due romanzi e una raccolta di racconti.

Fadìla al-Fàrùq  è una giovane donna vivace che esprime le sue opinioni senza peli sulla lingua, e che nelle sue opere traccia il suo percorso con l’inchiostro invisibile. Una rivelazione letteraria degli ultimi anni. Il caso (?) ha voluto che si ritrovasse, come altri scrittori algerini, a Beirut.

Nel suo romanzo, tradotto in francese come La honte au féminin e in spagnolo con il titolo Verguenza, ripercorre  le amarezze di una vita rubata e violata rimandando e di un’infanzia che rimanda la maggiore età al momento in cui tutto quel che la vita le ha imposto venga risolto. L’Algeria in pieno mutamento è la tela costante di sfondo della sua scrittura.

Il coraggio degli antenati, la guerra contro i civili, le donne e i bambini che combattono contro la macchina della guerra, ma anche l’Algeria degli uomini e delle donne coraggiosi, restati in piedi malgrado la morte silenziosa che si insinuava sul fondo delle loro tazze di caffè o si assopiva nel letto, accanto a loro. Ciononostante non perde una sottile vena ironica che è propria anche della sua persona, e che emerge anche nei passi più tragici del testo, ironia che è la matrice cui fanno riferimento tutte le sue opere.

La “vergogna” al femminile, nel titolo arabo la marca del femminile, è un romanzo sulla condizione della donna. Certo, il pretesto è l’Algeria, ma a me sembra che nelle storie narrate ci sia una vergogna che va al di là del contingente e che è la violenza che la donna subisce a ogni latitudine e che per questo motivo i romanzi di El Fàrùq possano essere letti anche in italiano o in altra lingua occidentale, perché pur trattando di violenza non rientrano nella scia della letteratura che ne fa un elemento folkloristico del quale bearci per poter dire che da noi non è così.

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