L’errore fatale di ‘Abd Allah l’orfano

febbraio 11, 2010

L’errore fatale di ‘Abdallah l’orfano[1]

L’inferno… sono gli altri
J.P. Sartre

Con un difetto di pronuncia il giudice disse: “Il denominato ‘Abd Allah l’orfano è accusciato di aver commesscio un peccato contЯo i valoЯi, la religione e l’avveniЯe della nascione. Uno sciandalo che nescescita di inteЯesse parЯticolare e che Dio non può peЯdonaЯe. E poi: “La condotta degli avi è divenuta esempio da sceguire per gli altri. La shtoЯia è che…”

Quanto a ‘Abd Allah l’orfano, si è messo a ripassare le salmodie le metafore le immagini e le metonimie che aveva appreso. Il palazzo di giustizia gli è apparso come un vero palazzo, un mondo abbandonato dalla verità e quando ha pensato ai due piatti della bilancia ha pensato all’origine della vita equatoriale: l’uomo, cercando di sottrarsi a fatica da questa massa umana nel suo brulichio, attraversa le età per rattoppare i suoi lombi, ma viene tradito dalla sua stessa eco. Tuttavia, quando pone fine alla sua frivola falsità mentale e attraversa lo strato esterno della lingua, viene invaso da una morte incompleta, che da sollievo alla sua nausea originaria e lo spinge verso il turbinio di tutto ciò che è apparente: isolamento, freddo e alienazione. Poi deve affrontare un conflitto eterno per spegnere la fiamma amorosa che è in lui.

– La tua identità?

– “Come cittadino sono un uomo ordinario, nemico delle leggi dei governi e delle istituzioni e allergico alla borghesia. Sono innamorato della vita dei rivoltosi che si spazientiscono. Così mi ha insegnato mio zio Neruda.

– In piedi ‘Abdallah! Rishpetta la corte!

Si alzò contro voglia sdegnato nell’intimo: e quando la fiamma dell’amore si spense in lui divenne membro di un branco di bestiame dato a soccida venendo a capo di tutte le sue tensioni tra abitudini e astrazioni scure per accomodarsi forse con i casi malati che si inclinano sull’asse del tempo. Laggiù distrugge il lato infantile e perde il gusto della vita spontanea. E con le disfatte successive lascia uno dei centri di salute ove si batte contro una trappola interiore e, a partire da quest’amara esperienza, prende coscienza della sua eterna e impossibile esistenza. Poi…

– Come ti chiami ‘Abd Allah?

…Poi si stende sui bordi del presente facendo l’inventario delle piaghe e delle cure della triste anima che viaggia tra il giudizio, la ricompensa e la punizione: una penna maledetta fino in fondo alle tenebre. Un pezzo di carne che si allontana fermamente in silenzio dagli altri pensieri spogliati di qualunque grado di sensibilità: cellule avide di penombra luccicante e pareti blu scuro. E questo diluvio isterico dei valori circola di nascosto nelle ossa e, come il disgustoو si attacca al lampo e al raggio della malizia del verbo.

– Ho detto: Qual è il tuo nome ‘Abd Allah? Ripetè il giudice sbagliando.

Non rispose. Sembrò esitare e non potè digerire il colore di quest’accusa. “Non poteva essere altro che araba!” E anche se aveva smesso di ridere da decine di dolori venne invaso da spettri di lotte febbrili che lo spinsero a sorridere in arabo parlato e a contemplare il mondo in silenzio.

La sala era strapiena, le persone in alto come grappoli appesi che cominciano a marcire. A ognuno dei quattro angoli erano appesi slogan che richiamavano la giustizia, la fraternità e l’uguaglianza. La sua lingua si è messa a tremare senza sosta.

Molteplici probabilità sono venute a disturbarlo, strappandolo dal suo profondo piacere e aprendo davanti a lui una via scivolosa, pavimentata di trabocchetti infernali e che stordiscono.

Non reagì per nulla: sembrava quasi disinteressato. Aveva le mani sulle ginocchia e contemplava l’assoluto e la forma dell’angolo che l’avrebbe ospitato.

…In realtà, il suo deliЯio è coscì gЯave che rifiuta di declinaЯe il sciuo nome, la sciua trasgЯescione della moralità lo obbliga a confeshashaЯe il sciuo scmacco. Peggio ancora, non è che un povero shovveЯscivo che agisce contЯo il sciuo inteЯessce. L’anno shcorsho, ha ridotto in poltiglia tutti i sciuoi diplomi e l’anno prima ha shollecitato .il reclutamento in una shocietà chiedendo al rescponsciabile di lavoЯaЯe a titolo gratuito. Quanto ai sciuoi sogni e ai sciuoi incubi, paЯla, non eshsheЯe a disagio. Quanto a…

– Il mio nome? Volete sapere il mio nome?

Si trattene dal parlare. Un dolore scuro circola lungo il suo corpo, spingendolo ad ascoltare il sangue uscire come gocce di ricordi, avvolgendolo di diversi strati: difficoltà a respirare e mancanza di sonno. Non ha chiuso occhio da molte ore. Cantilene lo invadono a ondate e lo spingono a scacciare queste stupide idee che non vanno da nessuna parte, in attesa di riuscire a rubare alcuni minuti per conoscere l’elenco dei divieti che pullulano come cavallette peregrine. La sua ampiezza di spirito non sopporta più gli invitati.

Il fosso è a due passi da lui e ingrandisce le arterie della pazienza e dei sogni con l’età delle rose che si profilano all’orizzonte fallito dietro i sospiri. Ecco che comincia a fare la cernita, senza metter mano su un sogno strutturato di una qualche utilità. Un pugno di fogli di un giallo scuro e dalla voce cattiva che batte i piedi nel suo perimetro così particolare. Solo una cattiva semenza senza terra.

– Per l’ultima volta, ti ho chieshto qual è il tuo nome

– Mia madre è sola e io ho trascorso le feste all’esterno di me stesso. Lontano dalla storia di coloro che hanno sposato la religione di Dio a ondate successive e che l’hanno lasciata, popolazione dopo popolazione.

– Di che coloЯe sono i tuoi calscini?

– Il colore dei miei calzini?

– Il colore dei miei calzini è quaranta e questo significa: attento alle bocche normali.

– Dove shei nato?

– Nel 1999 in un villaggio che non è diverso da un lutto incastonato di conflitti. La mia età è cinquanta o quarantanove fobie. Questo significa: siate maledetti e restate sotto la protezione di colui che ispira il male nel cuore degli uomini.

– Dove abiti?

– Dove abiti? Dove vai? Come mangi? Perché invecchi? Dove abito? Nella mia tasca; là dove gli uomini si mettono in piedi uno dietro l’altro tagliandosi le unghie; dove le tristi colombe affamate agli occhi del crepuscolo compongono poemi volgari.

– Riconosci di aver sbagliato?

Nella sala il pubblico stava in piedi. Sulle loro teste alte, c’erano uccelli Ababil che gettavano loro numerose umiliazioni. Tutti aspettavano ciò che sarebbe accaduto. Sembravano legati stretti, prigionieri e spossati come se stessero per uscire dalle loro tombe dopo un terribile supplizio. Ciascuno interpretava la sua morte con incredibile convincimento.

Come fu chiara quella scena! Come se tutti fossero accusati; il salice, la vigna, il lattante, l’onda, i morti e i raggi di malinconia fissi in uno degli angoli rugosi.

Tra le macerie, ‘Abd Allah l’orfano ha inalato una brezza che ha percepito prima di risputarla. Gli sguardi erano alteri e diretti verso un punto di luce. Laggiù, si riposa e ritrova le tracce del suo ego con le storie della nonna sulla gente di Lot, il ghul e sul vecchio Akrak che divorò il villaggio e poi ebbe mal di stomaco. E ne ha coniato un altro nome più fertile e di significato. Lo ha adottato e rinasce di nuovo: un piccione viaggiatore che distribuisce luce.

– Ecco la letteЯa, aggiunse il giudice. L’alibi è lì e le prove sciono sufficienti per il sciuo eЯЯoЯe iЯЯepaЯabile. BisciogneЯebbe combatteЯe questo geneЯe di coscie, altrimenti il male si diffonderà tra noi; scioprattutto dato che attraversciamo un periodo difficile che ci impone di fare molti sfoЯshi.

‘Abd Allah si astenne da qualsiasi commento. Sapeva che l’inchiesta era terminata e che il giudizio sarebbe stato emesso ancor prima dell’accusa, che la palla, una volta uscita dal cannone non ritorna mai indietro; e soprattuto che non ha fatto scendere le stelle dal firmamento. Non ha sottratto un vento né una pietra; è nato nell’ingiustizia è cresciuto nell’ingiustizia e morirà sommerso dallo stupore e da crampi nervosi. Una fine attraente che lo sottrarrà dalla pupilla della città, dalle bassezze e dalle scarpe smorfiose, allungate sulle bocche. E nella sua città dalle accuse molteplici, ha visto e sentito abbastanza. Ha studiato senza imparare, poi ha imparato senza studiare. A dire il vero, ha capito che era una carta su un tavolo da gioco. Un caso di contatto sessuale in un momento erotico che non ha pensato di scendere nella penombra ricoperta di seta e di ovatta e nelle profondità da cui cola un ribelle ingozzato per gli alleati.

Dopo poco, sentì un crampo afferrare tutti i suoi organi, come se un ciabattino ostinato infilzasse chiodi nella sua pelle e un bisogno di sdraiarsi su un lago lontano per evitare gli sguardi accusatori. Ma non succede mai. Le voci gli giungevano come morsi di scudiscio e non capiva nulla. Si ricordò che le dogane delle sensibilità l’avevano percosso di buon mattino; lo hanno privato dei denti e svuotato di tutta la sua memoria e di tutti i suoi brogliacci; l’hanno messo in un sacco e l’hanno condotto con loro; l’hanno fustigato e picchiato a morte prima di gettarlo in una caverna. A quel punto pronunciò quanto segue:

– Qui Hasan el-Sabah

– Qui Tamerlano

– Qui Gengis Khan, Massu, Hitler, Mussolini e la scrittura tramite i randelli…

Qui il tuo sangue, specie di fanatico e come nasconderlo? Questa è la tua grande storia che ti ha crocifisso sulle porte di Damasco dopo averti amputato i piedi. Che inferno abbracciare per nascondere le tue membra e la tua passione per i poveri?

Poi, ignorò quel che era successo. Divenne blu e secco e quando si risvegliò e fece l’inventario dei denti, scoprì un’anomalia estetica: una struttura completamente smantellata e labbra gonfie e anarchicamente sigillate.

Per lui, era un’altra storia che avrebbe raccontato ai bambini dei bassifondi per immunizzarli contro la bassezza. Gli dirà come questo barile vuoto, dopo aver sgambettato, aver passato la fase della lallazione, essere stato balbuziente, belato, abbaiato e urlato, lo ha innaffiato di acqua calda e dopo aver insultato sua madre, sua nonna, suo padre, suo nonno, la zia della cugina della cugina, il buon Dio, gli angeli e i consociati, si sia messo a strappargli violentemente i peli. Era obeso, poco diverso da una donna incinta al nono mese. Una gioia passeggera scintillò negli occhi di ‘Abd Allah. Credette che il barile vuoto avrebbe partorito a stretto contatto con l’odore di pianto, urina e dolore. Un odore che scendeva nel profondo e che gli ricordò la pletora di persone passate di là, in cerca di un boccata d’aria d’onore, dopo averne avuto abbastanza di coscienze nauseabonde.

Quel giorno ci si comportò con lui come con un innocente assassino, come con l’eroe dei contrabbandieri del territorio tra tronchi adamitici in panne d’amore. Hanno spento le sigarette sulle sue guance e sulla sua fronte: hanno maneggiato il suo … e il suo…

Erano come masse di ghiaccio che rinnegano contemporaneamente le creature e la felicità. Erano santi, brutali, senza pietà, di nascita molto bassa e cittadini di primo grado. Pellegrini della pigrizia, dell’invidia e dell’oscurità: una patrimonio di cosce ben tornite e devianze ossessive.

– Do dunque iniscio alla lettuЯa della letteЯa, il giudice aveva turbato la sua purezza. Poi aggiunse: Aprite bene le oЯecchie: è un escempio da sceguire, ecco il contenuto della letteЯa che ha disscimulato. Scedo la parola alla mia scegretaЯia affinché la legga.

-“Oh bohèmien… Ci siamo separati: era necessario. La mia coscienza mi fa piangere ma non posso impedirmi di pensare a te. Molte domande mi tormentano. Come sei lontano! Com’è bella la tua triste vita! Sei un artista che vive l’arte, l’inizio e la fine. Un mondo meraviglioso che racchiude il più nobile di quel che Dio può offrire all’uomo per elevarsi sugli altri. Sono una donna e la nostra vita è vita. Continuo a cercarti al mio fianco; e lontano sono rimasta… Ho creduto di raggiungerti molte volte, ma invano. Preferisco eclissarmi sapendo che non ti ho dimenticato. La tua vita da bohémien lascia in me tracce e non rimpiango nemmeno il minimo movimento che ha osato penetrare nel tuo mondo. Se solamente potessimo unirci! oppure, se solamente non mi fossi mai avvicinata alla sua fertile follia. Ma l’epidemia si è presto diffusa in me, e non avevo altra scelta che lasciarti. Non sono pronta a fare altri sacrifici. Arrivederci, mille arrivederci: tua fedele N.”

‘Abdallah l’orfano stava per cadere, poi si è ripreso. Ha fumato i suoi giorni e ha ricominciato da zero. Gli è stato fatto credere che il paese di coloro che credono in Dio e compiono buone azioni ha in sé uomini eletti, “Ahi Ahi…” e fichi e olivi “è vero e capi pianificatori “ah” e opulenza e credenti “oh” e asini e inquisitori “fatto salvo il rispetto per gli asini” e omicida e impiccati. “È vero all’infinito” e angeli e infallibili “menzogna… menzogna…”

E, poiché non credeva troppo in Dio, si compiacevano delle loro stesse sonorità tentando di coglierlo in trappola. Gli hanno detto: specie di bastardo Gli hanno gridato in faccia. Ha sopportato e fatto prova di grande pazienza. E quando si sono attaccati al suo collo ha sopportato e pazientato. “Altre considerazioni?” La sua salute si è deteriorata mentre il silenzio era davanti a lui. Non gli restava altro che aver cura del suo essere orfano e trasformare la sua nostalgia in una vetta lontana, in anditi lontani che danno vita a una gioventù e ad abbracci che coltivano gli orizzonti poetici.

Un vero reale che rinnova la sua riserva di gioventù e le canzonette piacevoli. Ma…

– Hai letto il CoЯano?, chiese il giudice.

– Andata e ritorno, rispose.

– Bene! hai letto: “Uomini, non entЯate mai nelle dimore che non sono le voshtre scienza avvisciare e scienza scialutare i proprietari?”

– Quando ero in culla.

– Hai capito questo verscetto?

– Certamente, rispose con una certa pesantezza.

– Ami Dio?

– Chi altro vuoi che ami? I furfanti e gli assassini? No, amico mio.

– Amico mio? Un vecchio termine che fluttuò sulla sua lingua. Ha compeltamente dimenticato che erano entrambi nella stessa classe, prima che il suo amico giudice fosse internato in un centro specializzato nel trattamento degli anormali. Era eccellente, stupido e sognava di un trono su Marte e Saturno. E, in generale, confondeva la s con sci e sce, la r con la Я moscia, lo sciacallo con la vacca. Ogni animale con la coda è per forza una vacca, il topo e l’orso, la brezza e il cavallo, il fez e la lettera m… tempi maledetti! Faceva il doppio gioco, mentiva senza sosta ed era opportunista. Ha ricevuto una carta magica. Lo hanno preso la polizia, i lustrascarpe, i prosseneti e gli ubriachi. Li ha rimpinzati di parole e sozzure ed è venuto al mondo dalla cruna di un ago. “Hai montato un cavallo, complimenti vivissimi, specie di scimmia!” ripeteva senza sosta ‘Abd Allah l’orfano quando lo vedeva salire su una strana macchina di cui non conosceva il colore né il modello; aveva gli occhi truccati di nero, era profumata, nubile e suonava le percussioni emettendo zagharid. Datti delle arie… datti delle arie, suona e sii altera per le nostre strade. Criniere nascoste giratele intorno. Qui si può solo tacere.

– PeЯché sei penetЯato in cascia sciua? Aggiunse il giudice.

– Di chi?

– La mittente della letteRa.

Aveva il ventre che penzolava e le guance gonfie. Confondeva il maschile e il femminile, il soggetto e il complemento diretto e… storpiava i nomi in maniera speciale. “Faceva parte dei bugiardi: era con due nei giardini e i suoi capelli erano striati…”

Soprattutto, insiste a troncare le parole. Così le frasi diventano pezzi staccati sparsi, si posano nuovamente sulla sua bocca prima di uscirne senza permesso, per cadere infine sulla sua enorme scrivania provocando un fracasso inaccettabile. Anche il piccolo emblema a colori soffre, basta guardarlo.

– Rispondi, perché scei penetrato in cascia sciua?

– Non ho capito.

– Mi pЯendi in giro? Ascolta: mi siano tutti i pЯesenti testimoni della sciua mensciogna e dei sciuoi tentativi di shchivaЯe le domande… – Questo signoЯe ci pЯende per degli idioti. Queshta è una sottoshtima della noshtra volontà e un attentato alla noshtra reputazione. Teniamo alla scicuЯeshsha e al beneshsheЯe del scittadino. E queshto in generale e in particolare. Se ciò vuol veЯamente dire qualcoscia, scignifica dire tutto.

– Eccetto il rispetto per voi, commento ‘Abd Allah l’orfano, aggiungendo: Tuttavia non ho capito cosa avete detto. Avete un traduttore dall’arabo classico all’arabo classico?

– Scilenzio!, ho detto scilenzio.

La sala si era trasformata in una massa di silenzio. Un grande cimitero disseminato di spoglie mortali. “Con chi parli ‘Abd Allah l’orfano? Sei caduto tra le fauci di un carceriere che ti innaffia di crisi e umidifica le tue imprese. Continua come sei e lascia da parte i dibattiti sterili e le analisi. L’opera teatrale ha fortemente bisogno di un malfattore illuminato: sei tu. Vorresti svuotare i tribunali dei loro giudici e dei loro avvocati inviandoli così alla disocuppazione forzata? La logica dice che devono lavorare. Pertanto sono necessari assassini innocenti. Scelgi una pelle e sbarazzati della tua intelligenza. Allontanala e non discutere. Il tuo avvenire era deciso ancor prima che tu arrivassi qui, perché ti rifiuti di essere stupido? Sei certo della tua innocenza? Chi ti ha permesso di rubare e di uccidere il sultano? Ammetti lo stupro ammetti la menzogna di aver posato le mai sugli astri nel cielo, su Giove, la paredra di Giove o di Satana, la memoria di Satana, ammetti. Ammetti soltanto. Cosa cambia per te tra la prigione perpetua o l’essere condannato a morte? La tua eredità? le tue tristezze ilari? La grade caserma nella quale vivi e che chiamando mondo arabo? Ah ah ah… Accertati che le gocce del tuo sangue lordino i loro abiti e tu possa rantolare nei loro ventri altamente civilizzati e permissivi. Era viva, giovane e il suo cuore batteva.

– Leggi. Leggi. ordinò il giudice e aggiunse: Queshto è il contenuto della sceconda letteЯa

“Non voglio introduzione. Le introduzioni sono immagini esteriori della materia imbastita. Testimoniano dell’incapacità di affrontare le debolezze. Diciamo che sono tra le specialità dei buffoni, dei politici e degli impostori. Ti scrivo dal mio villaggio, cancellato da tutte le carte geografiche. Ho un diploma e ho terminato gli studi universitari. Ho lasciato l’università per vivere dietro la Grande Muraglia, cucino, lavo la biancheria e dormo in attesa che qualcuno di voi mi acquisti. Una vera nostalgia. Ma tu mi rassicuri, quando a volte vieni a trovarmi nei miei sogni notturni e scacci da me la polvere…

– FeЯma, si intromise il giudice. Poi aggiunse, lasciando trasparire segni di ubriachezza: non vi avevo detto che eЯa colpevole e che meЯitava di eshshere punito con la lapidascione? Non avete notato che entЯa nelle cashe delle pershone mentЯe dormono? Continua… continua…

Ieri, arrivando, eri sofferente e trascinavi i piedi gustando lentamente una sigaretta. Eri molto rigido. Mi hai parlato di emblemi infranti, di quelle che frequentano discoteche lontane in compagnia di gente bionda avida d’alcol e che discute come matta dell’opulenza, delle convinzioni e della bella vita; delle cassette proibite, degli affari e delle auto da sogno che praticano un foro nel cervello. Poi del perdono in caso di fornicazione. Mi hai detto: siamo nella stessa barca. Io, tu, i nostri progenitori e il sole prima del crepusoclo. Ci resta poco tempo per l’amore e il disprezzo è diventato qibla e adorazione. E questo passato con tutte le sue leggi? Le nostre sorelle e le nostre madri sono invecchiate senza ragione e tutti i bambini sono diventati adulti. Poi hai aggiunto…

– Un momento. Interruppe la segretaria. Avete notato? Cogliete il fine di queshti pЯopositi? Si diЯebbe che abbia il diavolo per inshegnante e che sia venuto per faЯ marcire la ragione delle nostre ragazze. Coscia scignifica sciamo tutti nella shteshsha barca? Cosha shignifica ci reshta poco tempo per l’amore?

‘Abd Allah l’orfano accolse le domande come fossero un avvertimento. Non si scompose per nulla né era disturbato. Permise a queste parole di cozzare contro le sue guance e le sue cosce nude e piene di lividi. I suoi occhi somigliavano a quelli di un uccello solitario tormentato ed ebbro. Aveva fame e molta sete. Alcune birre soltanto per una razione giornaliera: una povera sorsata seguita da un’altra nei bar modesti in rovina. Cantine coperte di lamenti e latrine talmente larghe che il rumore si sente fin nel deserto. Poi… le persecuzioni gratuite.

– Puoi continuare, commentò il giudice con un grande sorriso.

– Al vostro servizio.

…poi turbato, hai proseguito annoiato; mi domando se… e ti sei fermato.

Il nastro si è fermato perché mi sono svegliata. Avrei voluto dormire ancora per sognare il resto. Sono certa che quest’idea ti farà ridere, voglio rivederti ma soltanto in sogno. Sento che non potrei mai sbarazzarmi del tuo fantasma, sfuggirti. Puoi prescrivermi una ricetta per questo strano sentimento? Aspettando scrivimi molti fogli sulle tue piccole cose, non essere avaro. Il mio mondo si limita a un pugno di cenere. Arrivederci.

– La difesa vuole commentare? chiese il giudice.

Gli sguardi dei presenti fecero il giro della grande sala. Contemplarono la segretaria e il magistrato che non era molto diverso da un’ampia zona calva seduta confortevolmente su un’ampia e lucida poltrona. Versetti e slogan sono appesi qui e là, glorificano il diritto la giustizia e il sultano onniscente. Quanto all’accusato non s’è mosso di un passo. Nel suo intimo commenta: cosa succede? hanno rifiutato persino l’avvocato? hanno rifiutato persino la sua presenza formale?

Il giudice dichiarò con gioia: poiché ‘Abd Allah l’orfano si peЯmette di penetЯaЯe nella teshta della gente mentre doЯme shenza chiedere permeshsho o essere invitato, è noshtro dovere opporci e applicare l’articolo 8 della legge 88 promulgata nell’anno 888 e condannarlo a:

– Basciare la cal… cal… calvizie la tu… tu… tua calvizie ot.. tan.. ta vo… volte, commentò il portiere.

– Hai detto bene, complimenti. A bashiare ottanta volte, commentò il giudice sorridendo. A sua volta ‘Abd Allah l’orfano non ha osato fare commenti. E quando gli è stato ordinato di esprimere un desiderio ha singhiozzato un sorriso dicendo: con che cosa ti abbraccerò? se avessi labbra non sarei qui, attualmente le mie labbra sono buone solo per tenere mozziconi di sigarette. E poi, mi congratulo con te, amico, per la tua decima uscita dall’ospedale.

Prima di incamminarsi verso una destinazione sconosciuta ha sentito la folla scandire a voce talmente alta che l’han sentita le pietre: viva la giustizia… viva la giustizia… gloria e lunga vita al sultano.

Al-‘Anàsir/Algeri, maggio 1988


[1]. ص. 6-20 سيد بوطاجين، ما حدث لي إذا، منشورات الاختلاف، الجزائر 2002، الطابعة الثانية،

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