Entre scribes et écrivains, le champ littéraire dans l’Egypte contemporain

febbraio 8, 2010

R. Jacquemond, Entre scribes et écrivains, le champ littéraire dans l’Egypte contemporain, Sindbad Actes sud, Paris 2002

Come segnalato nel titolo, questo volume si occupa del ‘campo letterario’ e propone quindi una lettura del contesto in cui agisce l’intellettuale egiziano che si rifa alle tesi di Pierre Bourdieu, così come espresse, in particolare, ne Le regole dell’arte. Genesi e struttura del campo letterario.

Per chi è abituato a leggere di letteratura araba semplicemente come storia, elencazione di nomi e movimenti avulsi da qualunque contesto, questo volume sarà certamente una piacevole sorpresa. Intanto perché, una volta di più, conferma quanto crediamo fermamente e cioè che occuparsi di letteratura significa occuparsi di storia, di politica e di economia, ambiti che tutti concorrono alla formazione di correnti e personalità letterarie che tutte, anche quelle che si chiamano fuori dal ‘sistema’, hanno una relazione con il potere.

In secondo luogo perché, di conseguenza, l’autore, lo scrittore o l’intellettuale non possono più essere considerati come personaggi che vivono nell’iperuranio, avulsi da qualsiasi contesto, fatto questo del quale in relazione al mondo arabo ci aveva già istruito Maxime Rodinson nel suo Il fascino dell’Islam. E, in terzo luogo, perché ci pare che la lettura di questo volume riconsegni l’Egitto e la sua produzione letteraria a una visione se non altro più equilibrata rispetto a quella cui siamo soliti.

L’egemonia dell’Egitto in campo letterario – perlomeno fino a qualche decennio fa –  viene analizzata da Jacquemond nell’ambito di una relazione tra intellettuali e potere e, nello specifico, nel contesto delle politiche culturali avviate nel corso degli anni dal Ministero dell Cultura egiziano.

In tal modo emergono strette relazioni tra il sistema politico e quello letterario, ove gli scrittori sostengono ideologicamente la politica dello stato e nel quale lo stato utilizza l’esercizio della censura – ma anche i convegni e i premi letterari – come mezzo per costringere gli intellettuali a mantenersi entro determinati binari di pensiero.

Jacquemnond analizza inoltre approfonditamente le politiche legate alla traduzione di autori egiziani, ampiamente sostenute da fondi governativi; la traduzione, infatti, viene utilizzata come veicolo per proporre una certa immagine dell’Egitto all’estero, e alla scelta dei titoli e degli autori da tradurre concorrono moltissimi elementi, ben al di là del valore letterario di un’opera. Ciò non significa, ovviamente, che le opere tradotte non abbiano un valore in sé, ma non sempre e non comunque e rende conto di alcune inspiegabili fenomeni letterari.

Un altro aspetto dibattuto nel libro è quello della funzione degli Istituti di Cultura egiziani all’estero, che hanno lo scopo di presentare la produzione culturale dell’Egitto in terra straniera secondo queste direttrici, ma anche quello di coltivare relazioni con studiosi locali che si dimostrato simpatetici con la politica culturale egiziana grazie a cospicui finanziamenti ai loro studi sull’Egitto.

A conclusione della lettura del volume non potremo più far finta di non sapere ed escludere dallo studio della letteratura egiziana la politica.

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