Quranic Studies

febbraio 7, 2010

J. Wansbrough, Quranic Studies. Sources and Methods of Scriptural Interpretation, Foreword Translations and Expanded Notes by A. Rippin, Prometheus Books, Amherst, New York 2004 (edizione originale 1977).

Nella storia degli studi coranici diverse sono state e sono le posizioni degli studiosi sulla questione dell’origine del testo e della datazione della messa per iscritto definitiva.

Un testo abbastanza recente, di F. M. Donner, Narratives of Islamic Origins: the Beginning of Islamic Historical Writing (University of Princeton, New Jersey 1998), inoltre, ci pone di fronte a un problema ulteriore ovverosia la constatazione che lo stato attuale degli studi non permette di stabilire chi – quale individuo, quale gruppo – abbia influito nella redazione definitiva del testo, scegliendo di inserire o non inserire determinati passi e quale gruppo di interessi rappresentasse.

Se tale è la situazione ancor oggi, come sottolinea Rippin nella Prefazione al volume, e dopo alcuni rinvenimenti importanti come quelli di Giawf nel 1990, o quello più recente dei manoscritti di San‘à’, a maggior ragione all’epoca della stesura originaria del testo di Wansbrough.

Premessa questa, in qualche modo necessaria per inquadrare l’opera del grande studioso, indipendentemente dal fatto che si condivida o meno la sua posizione sulla stesura e la redazione del Corano, che Wansborough rintraccia fondamentalmente in culture diverse da quella araba. Gli Arabi, in sostanza, avrebbero fatto propri, plasmandoli secondo la propria cultura, racconti e storie provenienti da un ‘sectarian milieu’ collocato al di fuori della penisola Arabica, e quindi il testo definitivo del Corano si sarebbe formato in un secondo tempo non pervenendo a versione definitiva se non verso il IX secolo, durante il periodo Abbaside.

Pur se, come detto, oggi questa tesi anche in base a evidenze archeologiche, risulta superata, non lo sono certamente il metodo di analisi adottato e le considerazioni che Wansbrough offre al lettore in merito all’esegesi del testo e ad altri elementi utili per collocarlo un percorso stimolante.

La visione di Wansborough ha i suoi rappresentanto odierni in due suoi allievi di rango: Patricia Crone  e Micheal Cook (in italiano M. Cook, Il Corano, Einaudi, Torio 2001, molto ben fatto per chi si avvicina per la prima volta all’argomento), i quali, pur discontandosi in parte dalle tesi di Wansbrough, mantengono l’approccio metodologico, che consiste fondamentalmente nel trattare il Corano come un testo da studiare e non come un testo religioso. In particolare, Crone ha pubblicato alcuni studi che sono stati oggetto di dibattito nell’ambiente accademico nei quali il punto di discussione che maggiormente viene contestato riguarda la questione della lettura del ductus coranico (vedi qui

http://www.opendemocracy.net/faith-europe_islam/mohammed_3866.jsp#

un recente articolo di Crone riassuntivo della sua posizione).

L’edizione del 2004 è arricchita di note e indici curati da A. Rippin, altro interessante studioso del campo.

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