The Arabic Language and National Identity

febbraio 6, 2010

Y. Suleiman, The Arabic Language and National Identity, Georgetown University Press, Washington D. C. 2003

Lo studio del nazionalismo è, in genere, stato affrontato secondo due approcci specifici, uno modernista – che si rifà a E. Gellner – adatto allo studio di questo fenomeno nelle società industrializzate – e uno ristretto a un nazionalismo particolare. E in ogni caso a occuparsene sono in genere storici e studiosi di scienza politica.

Il volume di Suleiman parte proprio da questa constatazione e cioè la riluttanza a portare lo studio del nazionalismo nell’ambito più vasto della produzione letteraria, considerando l’interazione fra letteratura e nazionalismo e prendendo in esame tutta una serie di altri prodotti letterari come arti, film, musica, sport, testi scolastici, stili architettocini e così via. Poiché, nell’articolazione del nazionalismo, il ruolo della lingua è centrale.

Partendo dunque da queste considerzioni, Suleiman analizza il rapporto fra lingua araba e nazionalismo, il formarsi di una tradizione inventata che permetta di far riferimento a un’origine della lingua il più lontanto possibile nel tempo, operazione che svolge una funzione autenticante e consente alla lingua di diventare il mezzo che collega il presente al passato ma anche al futuro. La lingua è, in definitiva, il mezzo che rende la nazione una ‘comunità immaginata’ e immaginabile come un costrutto chiuso proprio in virtù della lingua.

Il volume analizza, oltre al ruolo dell’arabo Standard nel sostenere l’ideologia nazionalista, anche quello dei – come li chiama l’autore – ‘vernacoli’ sottolineando le differenze con il ruolo che questi hanno svolto in Europa.

E in effetti il fatto che il testo sacro dell’Islàm sia in arabo ha agito da forza centripeta di coesione interna sul fronte linguistico, diversamente che in Europa, dove la traduzione della Bibbia latina nelle lingue volgari ha agito come forza centripeta sostenendo la formazione degli stati nazionali.

Ma la concezione dell’unità nella lingua ha, allo stesso tempo, agito anche al di là dell’appartenenza religiosa, rivelandosi un collante transconfessionale e transculturale nella definizione della nazione ‘araba’ . Questo fatto, che non si verificherà più dopo le indipendenze nazionali, quando per certi versi e specialmente in tempi a noi vicini la lingua servirà al contrario a dividere, si è verificato per precise cause sociali politiche ed economiche tutte ampiamente trattate nel volume. Pur se l’aspetto legato al rapporto tra lingua araba e singoli stati nazionali non viene approfondito nel testo, è evidente alla lettura che questa forza di coesione poteva agire solamente avendo come ideale una mitica ‘nazione araba’ e il riferimento a una comunità di persone che condividevano tutte caratteristiche comuni convogliate dal concetto di hikmat l-‘arab (saggezza degli arabi).

Suleiman si occupa prevalentemente dell’oriente arabo e lascia da parte, notando egli stesso la lacuna, il Maghreb, altro territorio da esplorare per le ‘guerre’ linguistiche che vi si sono svolte, in particolare in Algeria e Libia.

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