Dizionario del Corano

febbraio 5, 2010

M. A. Amir-Moezzi, a cura di, Dizionario del Corano, Mondadori, Milano 2007

La realizzazione di un dizionario del Corano presenta sicuramente molte difficoltà, a cominciare dalle voci che vi devono comparire, del tipo di approccio da adottare e dell’impianto bibliografico cui fare riferimento.

Un tentativo, per certi versi non molto riuscito, è quello realizzato dalla casa editrice Brill di Leida, che ha da poco concluso la pubblicazione di un’Encyclopaedia of the Qur’àn in sei volumi alla compilazione della quale hanno partecipato i principali studiosi mondiali del tema, ma che, per il prezzo proibitivo è difficilmente accessibile (per fortuna è interamente scaricabile da internet).

Il Dizionario del Corano a cura di Amir-Moezzi mette le mani avanti. Nella prefazione all’edizione originale il curatore precisa che quest’opera non si vuole contrapporre alla precedente “monumentale ed eccellente” enciclopedia rivolta a specialisti, ma che, al contrario, vuol essere accessibile a un vasto pubblico, un dizionario rigoroso dal punto di vista scientifico ma di “agevole lettura”.

L’obbiettivo è certamente riuscito. Termini, concetti, personalità, nomi di luogo, storia culturale ed esegesi vengono elencati in ordine alfabetico e sufficientemente trattati perché il lettore se ne faccia un’idea chiara e approfondita. La partecipazione di studiosi di formazione e provenienza diversa emerge nel trattamento specifico di ogni singola voce, corredata da un bibliografia essenziale dalla quale partire per eventuali, ulteriori approfondimenti.

Il volume è corredato da un’introduzione nella quale il curatore ripercorre la storia degli studi coranici sia da parte degli studiosi occidentali – individuando approcci critici differenti e soffermandosi soprattutto sulla questione della datazione della messa per iscritto del testo – che degli studiosi musulmani – sottolineandone i punti critici e concentrandosi sulle problematiche legate alla trasmissione del testo.

Nella prefazione, il curatore ricorda che l’opportunità di un’opera del genere è stata messa in dubbio da alcuni amici, che temevano che il suo carattere divulgativo, “non avrebbe mancato di urtare la sensibilità di alcuni musulmani”. Rispondendo a questi timori Amir Moezzi sostiene che, al contrario, un testo del genere può contribuire a cancellare false idee e diffidenze ingiustificate e, facendo riferimento al metodo scientifico occidentale si domanda: “Ma perché i musulmani dovrebbero essere incapaci di riconoscere il valore di questo metodo e il suo ruolo nella promozione del progresso, della razionalità e della pace?” (p. X)

Mah..

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