Alma Mater

febbraio 4, 2010

A. Dal Lago, Alma Mater. Quattordici racconti, Manifestolibri, Roma 2008

Il biglietto che accompagnava questo volume, regalatoci dalla bibliotecaria di facoltà, recita: “Da una che non sa scrivere, pensieri su un mondo che conosce bene”.

Anche l’autore di Alma Mater conosce molto bene ciò di cui parla. Quando il volume è stato immesso sul mercato, molti lo hanno disprezzato. Era il momento in cui l’Accademia era in agitazione, apparentemente per contrastare la legge sulla riforma dell’Università, in realtà semplicemente si trattava di una mobilitazione a difesa dei propri privilegi e il libro di Dal Lago veniva commentato con frasi del tipo: “Proprio in questo momento le pubblicazioni di certi colleghi non aiutano”.

No, in effetti non aiuta questo libro. Non aiuta a mantenere quell’immagine di serietà e luogo di pensiero che l’Accademia italiana ha ormai perso da tempo.

In ogni modo raccontiamo di questo libro per uno dei quattordici racconti inseriti nella raccolta, dal titolo “Abdellatif”, che tutti coloro che in un modo o nell’altro si occupano di arabiyyàt dovrebbero, a nostro parere, leggere. Vi si narra di un giovane marocchino, Abdellatif appunto, laureato e che, per farla breve, decide di concorrere per un dottorato avendo tutti i numeri per poter riuscire.

Da mente brillante qual è, Abdellatif presenta un progetto di ricerca articolato e preciso, applicando la metodologia in uso in occidente nelle scienze sociali e in antropologia. Vi è solo un particolare, che farà sì che venga naturalmente scartato: l’ambito in cui compiere la sua ricerca sulla tribù “secondo il metodo analitico di Ernst Gellner applicato a un problema antropologico contemporaneo” è proprio l’Accademia, identificata come tribù per omogeneità linguistica, comportamenti rituali e simboli specifici.

Il racconto, molto divertente, evidenzia un tema su cui riflettere: se il diritto a studiare le società altre con i metodi propri dell’occidente è stato più volte rivendicato (sostenendo che esso era prima stato applicato alle società occidentali stesse) perché questo stesso metodo riconosciuto scientificamente valido non può essere applicato dalle società altre nello studio della società occidentale?

O, per dirla con Abdellatif: “Se Gellner ha studiato le tribù dell’Atlante marocchino, perché io non posso studiare le tribù degli universitari in Italia o magari in Europa?”

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