Islam e laicità

febbraio 3, 2010

A. Filali-Ansary, Islam e laicità, a cura di L. Declich, Cooper & Castelvecchi, Roma 2003

Ecco un altro bel libro passato inosservato in occasione della sua pubblicazione, forse perché presenta il punto di vista di un Islàm laico, “vivo e vegeto” nelle parole del curatore, o forse anche perché l’autore è un marocchino e, come ben si sa, i maghrebini non godono dell’interesse dei nostri studiosi.

Il titolo originale del volume è L’Isalm est-il hostile à la laicité? e Filali-Ansary cerca di rispondere a questa domanda presentando diacronicamente alcuni aspetti dell’evoluzione delle società musulmane e il pensiero di alcuni intellettuali sulla questione dello Stato e del rapporto con il sacro.

Con un linguaggio estremamente chiaro – che non è indice di banalità, ma evidentemente una scelta precisa – l’autore mostra come sia possibile e non in contraddizione con i principi musulmani la realizzazione di uno stato laico nel quale l’atteggiamento religioso sia responsabilità del singolo cittadino che, fondando il suo comportamento su un’etica e principi precisi, può contribuire al progresso della civiltà nel suo complesso.

Tra coloro che, in epoca moderna, hanno proposto una rilettura dell’Islàm in questo senso Filali-Ansary cita, oltre a Mahmùd Muhammed Taha, il cui testo Il secondo messaggio dell’Islam è stato recentemente tradotto in italiano, anche Fazlur Rahman (1919-1988) che attraverso i suoi scritti ha sostenuto la centralità della giustizia sociale nell’Islàm, derivante dalla responsabilità di cui l’essere umano è investito.

In particolare Rahman – di cui è possibile leggere in italiano il volume La religione del Corano, Il Saggiatore, Milano 2003, anche questo un testo che in Italia non ha riscosso successo – è il riferimento di numerosi movimenti contemporanei, non ultimo quello del femminismo islamico che adotta le tesi esposte in Islam & Modernity. Transformation of an intellectual Tradition (University of Chicago Press, Chicago 1982) in relazione proprio al concetto di equità (musawàt).

Presentando infine le posizioni di alcuni filosofi e intellettuali contemporanei a favore o contro il concetto di laicità nell’Islàm, il volume mostra una volta di più come il dibattito sulla questione non sia qualcosa di estraneo al pensiero musulmano e invita il lettore a ripensare l’idea di un Islàm monolitico concludendosi con la seguente affermazione:

“Ma ripetiamolo ancora una volta: denunciare, in nome della religione, sistemi e ideologie che sembrano girare le spalle alla morale è una cosa. Sostenere che l’Islam propone un sistema politico particolare o impone di sottomettere la politica a istruzioni precise è un’altra cosa. La prima è legittima e trova nell’Islam delle motivazioni potenti. La seconda è, nel migliore dei casi, un’illusione ottica”.

Ci piacerebbe vedere questo libro più citato fra i testi dati da leggere agli studenti.

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