Medicine of the Soul

febbraio 1, 2010

F. Malti-Douglas, Medicine of the Soul. Female Bodies and Sacred Geographies in a Transnational Islam, University of California Press, Berkeley-Los Angeles-London 2001

In questo volume, Fedwa Malti-Douglas, sempre un passo avanti nell’analisi delle società arabo musulmane, si occupa di un recente fenomeno: la letteratura cosiddetta “islamica” che presenta una forte impronta religiosa scritta da donne contemporanee che raccontano la loro esperienza di trasformazione.

Partendo dal presupposto che questo genere di letteratura, che l’autrice inserisce nel contesto della “saga spirituale” delle donne è, nonostante i numerosi studi pubblicati su genere e islam, di fatto sconosciuta e fino a ora ha destato poco interesse, Malti-Douglas ne propone un’analisi che come in genere nei suoi studi coniuga il metodo strettamente letterario a quello proprio delle discipline sociali.

Questa recente modalità espressiva, in realtà, si inserisce in un discorso molto ampio al quale già faceva riferimento Muhammad Qutb, fratello del più noto pensatore, quando riteneva che si dovesse islamizzare anche l’arte e la letteratura, fenomeno i cui segni già intravedeva nella poesia e nel racconto breve. discorso questo ripreso ai giorni nostri, a esempio, anche da Tariq Ramadan.

Per questo motivo Medicines of the Soul risulta essere una lettura interessante, in quanto tratta di una letteratura “impegnata”, etichetta che tuttavia non è più appannaggio di uno specifico gruppo sociale, ma che oggi comprende anche una scrittura impegnata religiosamente.

Le storie di Karima Hamza, Laila Lahlou e Sultana Kouhmane presentate da Malti-Douglas si muovono all’interno dell’Islàm e sono principalmente rivolte a un lettore e a una lettora musulmane. Rappresentano fondamentalmente la descrizione di un percorso spirituale che viene messo a disposizione di coloro che sono musulmani ma anche un percorso di cura attraverso la religione, con il riferimento alla tradizione e l’utilizzo dei testi filosofici, teologici e letterari.

In tal modo si costruisce una geografia del sacro che fa riferimento a una comunità immaginata che è transnazionale, perché le protagoniste condividono l’appartenenza musulmana ma sono di origine diversa e transculturale, poiché nel loro percorso sono presenti elementi che fanno riferimento all’Oriente ma anche all’Occidente; una comunità che, in quanto tale, ha un centro di riferimento unico, l’Arabia, luogo di origine dell’Islàm.

La “redenzione” di queste donne, così, si delinea come un percorso che si inserisce nel più ampio contesto del revival islamico e che rende conto dei diversi modi in cui l’Islàm, oggi, agisce. E poiché le storie presentate sono percorsi di cura spirituale nei quali un ruolo non indifferente svolge la malattia, si instaura un legame tra il corpo della donna e il risanamento prodotto dalla religione e tra il luogo fisico e il luogo spirituale.

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