The Old Social Classes and the Revolutionary Movements of Iraq

gennaio 30, 2010

H. Batatu, The Old Social Classes and the Revolutionary Movements of Iraq. A Study of Iraqi’s Old Landed and Commercial Classes and of its Communists, Ba‘thists and Free Officiers, Saqi Books, London 2004

Nel fare queste recensioni ci siamo imposte un limite nel numero di parole. Difficile rispettarlo per parlare di questo volume, ma ci proviamo.

Innanzitutto l’autore, Hanna Batatu (1926-2009). Professore Emerito alla Georgetown University, lo abbiamo incontrato leggendo un altro libro, Bush in Babilonia di Tariq Ali (Fazi Editore, Roma 2004) e ovviamente, poiché in quel periodo leggevamo di Iràq, siamo andate a cercarlo.

Come al solito, siamo rimaste un po’ male, per non averlo mai trovato citato nei libri letti fino ad allora; ogni volta pensiamo, inevitabilmente: ma perché nessuno ce ne ha parlato prima? Ma tant’è.

Il libro. Un’analisi approfondita delle condizioni storico sociali dell’Iràq premoderno per comprenderne l’evoluzione dal periodo monarchico e fino alla fine degli anni ’60 circa. L’impianto del volume, che si fonda su un apparato di fonti estremamente vasto è volto a presentare e analizzare il passaggio da una società fondata su quelle che Batatu chiama “the old social classes” – naturalmente dopo aver esplicitato le motivazioni di tale denominazione e considerato la loro validità di utilizzo anche in un contesto come quello iracheno – alla formazione dello stato moderno.

Circa metà del volume è dedicata al partito comunista, al ba‘t e al movimento degli Ufficiali Liberi. Come peraltro anche in Egitto, la configurazione di questi partiti e movimenti è strettamente legata allo stabilirsi, all’espansione e in ultima analisi alla concentrazione in poche mani della proprietà privata. Così, una volta tanto, l’evoluzione di un paese arabo non ci viene presentata come dovuta a infelicità intrinseca delle popolazioni arabe, al solo fatto che siano di religione musulmana o al loro presunto fatalismo, ma applicando la metodologia della ricerca storica e sociale.

Ne emerge un quadro estremamente complesso nel quale anche la presenza occidentale ha naturalmente un ruolo non indifferente.  Nell’individuare le cause della configurazione del paese e le responsabilità Batatu offre uno strumento indispensabile a chiunque si occupi della regione.

Il volume, la cui prima edizione è del 1978, è corredato da interviste e da una serie di tavole cronologiche e statistiche a supporto di quanto affermato. Le affermazioni contenute nel volume e le sue posizioni chiare riguardo alla politica irachena e alla situazione del Golfo sono costate all’autore l’impopolarità presso gli arabi e questo è comprensibile. Un po’ meno lo è il silenzio che circonda la sua figura anche da noi. Che sia perché era marxista?

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