Cultural Encounters in Translation from Arabic

gennaio 28, 2010

S. Faiq, ed., Cultural Encounters in Translation from Arabic, Multilingual Matters Ltd., Clevedon-Buffalo-Toronto 2004

Che tradurre non sia un’operazione neutra ma coinvolga le attitudini del traduttore – oltre a quelle strettamente linguistiche – in materia di estetica, etica, politica e religione è ormai da tempo stabilito e che al traduttore venga richiesto di essere invisibile, mentre sarebbe opportuno operare una traduzione ‘estraniante’ è stato molto ben spiegato da L. Venuti ne The Scandals of Translation e L‘invisibilità del traduttore, testi che ogni buon traduttore dovrebbe conoscere ma che non si occupano di traduzione dall’arabo.

Said Faiq, professore associato di Translation Studies presso l’Università Americana di Sharjah, si avventura per la prima volta, avvalendosi anche di contributi di altri studiosi, nell’analisi delle dinamiche intervenienti nel tra-durre la lingua araba in lingua straniera, l’inglese nello specifico. Partendo dal concetto ancor oggi diffuso di traduzione “scorrevole” adottato anche e soprattutto per le lingue da cui si traduce in minor misura come l’arabo il testo ci porta a considerare questo tipo di traduzione come prodotto di un’ideologia che si è sviluppata nel corso del tempo e che ha come scopo l’addomesticamento del testo letterario.

Questo concetto ha come prima conseguenza la scelta dei testi da tradurre da parte degli editori e, nei casi in cui in parte questo atteggiamento venga superato, la poca attenzione alla lingua di partenza, l’arabo, e il privilegio assoluto della lingua d’arrivo. Operare, infatti, la scelta di certi romanzi piuttosto che altri, se può essere un primo passo, non può essere sbrigativamente inteso come la soluzione alla questione della traduzione, una sorta di lavanda della coscienza a metà. È quindi necessario, a nostro parere, avere anche un’attenzione per l’aspetto linguistico e operare affinché, ben oltre il senso, sia la poetica di un testo a essere trasmessa.

Il volume si occupa di tutto questo: da considerazioni di carattere generale sulla trasmissione della cultura si passa alla disamina di aspetti linguistici anche specifici, ma considerati dal punto di vista della riflessione teorica.

Chi desidera affrontare le tematiche legate alla traduzione dalla lingua araba all’italiano constata l’assenza pressoché assoluta di riflessioni teoriche sul problema; la scarsa letteratura esistente si occupa, nella stragrande maggioranza, più di questioni legate alla praxis che alla teoria della traduzione e la traduttologia si rivela, alla fine, non essere altro che una storia della traduzione.

Cultural Encounters in Translation from Arabic è un tentativo ben riuscito di rompere con questo schema per passare dall’italianizzazione della lingua araba all’arabizzazione della lingua italiana.

 

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