Le Coran au risque de la psychanalyse

gennaio 27, 2010

Olfa Youssef, Le Coran au risque de la psychanalyse, Albin Michel, Paris 2007

La questione della polisemia del Corano non è una novità dei giorni nostri. Oggetto di dibattito sin dagli albori dell’Islàm – anzi possiamo dire già presente nel Corano stesso (sùrat Àl ‘Imràn, v. 3) –  ha riacquisito vigore a partire dai primi del Novecento. Il testo sacro, si afferma, è naturalmente immutabile, ciò che cambia ne è l’interpretazione che, in epoca moderna e contemporanea, dev’essere più consona ai cambiamenti intervenuti nelle società musulmane.

Tra le diverse letture ha acquisito consenso quella che ritiene il Corano debba essere trattato come testo e quindi analizzato con gli strumenti della critica testuale, in particolare considerando anche ciò che il testo non dice (Barlas) e gli elementi extra testuali quali componenti che concorrono a formare il senso e a comprendere il significato.

Se possiamo dire che questa tendenza ha riscosso consenso e viene utilizzata e studiata da diverse studiose e studiosi in tutto il mondo musulmano, recentemente si sta sviluppando un nuovo percorso, ben rappresentato dal volume di Olfa Youssef. Come già avvenuto per altre religioni, anche l’Islàm comincia a essere passato al vaglio della psicanalisi; in particolare, dopo gli eventi dell’11 settembre 2001, un gruppo di ricercatori arabi, residenti a Parigi e raccolti attorno alla rivista Cahiers Intersignes, comincia a interrogarsi sull’islàm a partire dalla problematica dell’inconscio (a questo lavoro fa riferimento F. Benslama in La psychanalyse à l’épreuve de l’Islam, Flammarion, Paris 2002).

Le Coran au risque de la psychanalyse – che anche nel titolo richiama il lavoro di Benslama pur invertendone i termini – è una proposta di rilettura del testo a partire dalla semiotica, dalla psicanalisi e, in particolare, dalla prospettiva del desiderio. L’autrice, che nel testo fa ampio riferimento a Lacan, analizza il Corano sottolineando in primis l’ambiguità del testo e legando quest’ambiguità all’assenza del locutore, assenza che insuffla nel credente il desiderio (di verità), un desiderio che parla al credente senza bisogno di intermediari e che, secondo le parole di Olfa Youssef, ha come effetto felicità e serenità.

Pur non convincendoci pienamente per il costante richiamo a Freud e per l’analisi della donna nel Corano che a tratti ci sembra un po’ forzata, Le Coran au risque de la psychanalyse è un testo estremamente interessante, scritto da un’esperta di esegesi che nel suo paese, la Tunisia, compare spesso anche in televisione durante il mese di ramadàn a commentare passi del testo e che rappresenta quindi una possibilità nuova di interpretazione. Per chi fosse interessato, Olfa Youssef  ha un blog:

http://olfayoussef.blogspot.com.

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