Crossing Borders

gennaio 21, 2010

S. Amer, Crossing Borders. Love between Women in Medieval French and Arabic Literatures, University of Pennsylvania Press, Philadelphia 2008

È indubbio che il mondo della ricerca anglofono sia leader negli Studi di Genere e anche quelli sul mondo arabo musulmano non fanno eccezione. Numerosi sono gli studi che, nel corso degli ultimi anni, sono stati pubblicati e che considerano il genere una categoria atta all’analisi delle società musulmane (e non) e che inseriscono le questioni di genere all’interno di un più ampio discorso che intrattiene una stretta relazione con quello politico ed economico.

Crossing Borders, oltre a inserirsi nella scia di queste pubblicazioni, affronta anche la questione delle interconnessioni tra mondo arabo musulmano e occidente da una prospettiva originale. Il testo, infatti, accosta due letterature, quella araba e quella francese medievale, da un’angolazione nuova, quella della letteratura erotica e, in particolare, dell’amore fra donne. Nelle parole dell’autrice, questo è già uno degli obbiettivi della ricerca: accostare due tradizioni culturali che generalmente vengono studiate separatamente come se fra esse non vi fosse alcun legame. In secondo luogo, e in questo Crossing Border eccheggia altri studi più o meno riusciti che rileggono l’islam medievale da questa prospettiva, l’intento è quello di far emergere la presenza di una letteratura erotica nella tradizione arabofona, tradizione oggi quasi completamente negata o censurata e di mostrare come, nella letteratura francese, numerose e precise siano l’eco di questa letteratura, per ribadire una concezione inter-culturale necessaria nell’affrontare e lo studio del medioevo e quello del genere.

In tal senso il termine “borders” non viene concepito come un limite o una separazione, ma come uno spazio fluido nel quale sono stati e  sono possibili scambio, adattamento, collaborazione a diversi livelli – linguistico, letterario-culturale, storico e geografico.

Amer ci conduce dunque attraverso i testi dei classici della letteratura erotica araba (molti dei quali tradotti anche in lingua italiana), passando per le Mille e una notte e analizzando la figura di qayna e giarya per ritrovarne la traccia nelle opere di Etienne de Fougères o Jean Renart e lo fa nell’ambito dei Gender Studies, sostenuta da  un’attenta analisi testuale comparativa, volta, come accennato, a indagare l’inter-culturalità di queste società.

E ancora una volta, ormai chi ci ha letto avrà capito che è uno dei nostri punti di discrimine, in modo estremamente consapevole:

“Poiché il potere può essere compreso solo nell’ambito della resistenza (come ci ha forzatamente insegnato Foucault) è analiticamente e strategicamente importante per noi come critici prendere in considerazione questi modi di resistenza della tradizione dell’islamicato arabo. Nella loro capacità di combattere l’imperialismo culturale occidentale, i discourse arabi medievali sulla sessualità, in ultima analisi, possiedono il potenziale di produrre un cambiamento nel clima sociopolitico dell’islamicato, così come nelle politiche e nelle relazioni di potere tra Est e Ovest”. [corsivo dell’autrice]

Se la supremazia dell’Occidente può essere mantenuta solo considerando l’Oriente come periferico, questo genere di ricerca ha il pregio di minare una logica binaria di questo tipo e, come afferma l’autrice a conclusione del suo libro, chiama a un coinvolgimento nella società anche coloro che, occupandosi di tempi remoti, tendono a rimanere isolati nel loro ambito di studio.

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