Il canto dei Mille Tori

gennaio 20, 2010

Y. Kemal, Il canto dei Mille Tori, trad. di C. Zonghetti, Tranchida Editore, 2001

Per dichiarazione stessa dell’autore nel risvolto di copertina dell’edizione originale, l canto dei  Mille Tori è forse il romanzo più realistico che Kemal abbia mai scritto, basato su una storia realmente accaduta, come molte delle sue opere. Narra la storia degli Yörük, uno degli ultimi gruppi nomadi rimasti in Anatolia, in cerca di un luogo per poter pascolare gli animali e trascorrere l’inverno attorno ai monti dei Mille Tori, nella catena del Tauro.

Avvenimenti storici reali costituiscono lo sfondo del romanzo. E qui risiede un primo motivo di interesse, poiché Il canto dei Mille Tori include materiale relativo alla tradizione orale della regione che può costituire una fonte per quegli storici interessati alla sedentarizzazione graduale delle tribù nomadi in Anatolia. Nella notte tra il 5 e il 6 maggio di ogni anno gli Yörük organizzan un ayn-i-cem, cerimonia di culto che si ripete da generazioni, dedicata alle figure mitologiche di Yizir e Ilyas. Secondo la leggenda, in questa notte le due divinità si incontrano da qualche parte sulla terra, e quando si uniscono tutto sulla terra muore. Ma pochi minuti più tardi tutto risorge vivificato. Contemporaneamente, due stelle cadenti appaiono in cielo e si incontrano, effondendo sulla terra una luce mirifica. Chi assiste all’avvenimento potrà esaudire qualsiasi suo desiderio e la tribù in cerca di una terra ripone tutte le sue speranze nelle due divinità.

Kemal ha sempre impiegato simili figure mitologiche nella sua opera. Questa è forse la caratteristica più significativa dei suoi romanzi, romantici e storici a un tempo. In un’intervista rilasciata a Edebiyat: A Journal of Middle Eastern Literatures nel 1980, egli afferma infatti:

“Quando ero giovane ho potuto verificare come la gente, in tempi di carestia, creasse letteralmente figure di santi cui potersi rivolgere… L’uomo ha sempre forgiato i miti per rifugiarvisi in tempi di necessità, e continuerà a farlo”.

Il canto dei Mille Tori è permeato dalle credenze mitico-religiose e dai simboli della tribù, e le divinità sono protagoniste a pieno titolo per il ruolo che svolgono nel determinarne il destino. Vi si ritrova un affresco della cultura nomade e di quella sedentaria (i “turchi”) e delle loro differenze, cause queste dei conflitti socio politici nella storia della Turchia ottomana. I nomadi, come afferma Kemal, svolsero un ruolo significativo nella creazione del potente Impero Ottomano ma, per ironia della sorte, furono in seguito dallo stesso stato percepiti come elementi perturbatori. I loro continui spostamenti fecero sì che fosse difficile reperirli e tassarli, e proprio questa difficoltà di tassazione viene considerata da diversi studiosi come il motivo principale dell’oppressione sistematica cui furono soggetti : Bayazed I (1389-1402) e Mehmet I (1402-21), che molto contribuirono alla stabilizzazione dello stato burocratico, sono noti per essere stati nemici dei nomadi. Kemal riassume nel romanzo il destino della gente degli Yörük.

Ognuno dei potenziali eroi, gli individui in cui la tribù ripone le proprie speranze, viene sconfitto. I poteri magici e mitico religiosi, il culto simbolico, le divinità fisiche e spirituali, il coraggio sono senza potere di fronte alla forza del progresso tecnologico della società moderna.

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