Vita di Mosè secondo le tradizioni islamiche

gennaio 9, 2010

Vita di Mosè secondo le tradizioni musulmane

a cura di R. Tottoli, Sellerio, Palermo 1992

“Ho le labbra ircinconcise”: così si lamenta Mosè con Dio nel Libro dell’Esodo (6, 12). E Dio, per aiutarlo nella missione di persuadere il Faraone a lasciarlo andare con il suo popolo verso la Terra Promessa, gli metterà al fianco il fratello più eloquente ma meno ispirato Aronne.

Se la Bibbia non spiega l’origine di quell’impaccio, lo fa un racconto musulmano, rivelandoci che la causa della balbuzie del “Salvatore di Israele” risale alla sua infanzia. Adottato a sua insaputa dal tiranno egiziano, questi, per saggiarne la capacità di ragionamento e quindi la pericolositò, lo aveva costretto a scegliere tra gemme e carboni ardenti. Distolto dallo scintillio dei preziosi per l’intervento dell’angelo Gabriele, il “piccolo ebreo” sarà spinto a mettersi in bocca i carboni, tanto da bruciarsi la lingua e procurarsi quella lesione che lo accompagnerà per la vita.

È questa una delle tante storie legate a Mosè che Roberto Tottoli ha raccolto nel suo libro. Musà, nome arabo di Mosè, è un anello importante della lunga catena di profeti che, secondo il Corano, iniziata con Adamo, prosegue con Noé, Abramo e Giacobbe, per giungere a Gesù e chiudersi con il fondatore dell’Islàm. Per i musulmani questi uomini non sono che i trasmettitori della stessa parola divina la quale, dapprima limitata ai singoli popoli, è divenuta messaggio universale in Muhammad, “sigillo dei profeti”. Per lo stesso motivo la dipendenza del testo coranico da quello vetero o neotestamentario, nel caso, a esempio, della vita di Mosè, viene considerata dalla teologia islamica come casuale. Si tratta sempre di inviati dell’unico Dio che si è rivelato nelle varie epoche della storia umana e il cui messaggio rimane perciò essenzialmente identico.

Ma la grandezza di Mosè è quella di una figura in cui l’Islàm vede anticipata la missione di Muhammad fin nelle vicende particolari della sua esistenza. Analogamente all’esegesi cristiana, che nel gesto di Mosè fermo con le braccia aperte nella guerra contro gli Amaleciti (Esodo 17, 12), vede l’annuncio della croce, per l’ermeneutica coranica la miscredenza degli Egizi precorre quella dei Meccani, che costringeranno Muhammad alla fuga a Medina; e la Torah che Mosè riceve sul Sinai è una delle forme primigenie di quel che sarà la legge islamica.

Si spiega così come, accanto ai versetti coranici, siano nate intorno alla vita del profeta ebreo tradizioni e leggende che, pur non avendo l’autorità della “parola di Dio”, ne divulgano e arricchiscono la narrazione. Il libro di Tottoli è la ricostruzione della storia di Mosè attraverso il montaggio cronologico di testi provenienti dal Corano e da altri autori arabo musulmani vissuti tra il X e il XV secolo, che hanno raccolto nelle loro opere le fonti di provenienza orale. Il tono severo e conciso dei versetti si alterna a quello più colorito e drammatico delle altre testimonianze dove, accanto al gusto per il meraviglioso e il fantastico, può trovare posto anche l’osservazione realistica o comica.

Al di là dell’interesse favolistico e documentario che pur possiedono, questi testi musulmani ci ricordano che ebraismo, cristianesimo e Islàm hanno una loro antica e occultata unità, che Mosè, come Giuseppe e Gesù, ha un “volto coranico” il cui sguardo è ancora da indagare.

Discordanze e identificazioni delle diverse tradizioni mantengono nel loro fondo la memoria di racconti e immagini che hanno accompagnato la ricerca e l’affermazione di un comune monoteismo etico che è radice profonda anche della nostra mdoernità

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