Islam e islamismo

gennaio 31, 2010

B. Ghalioun, Islam e islamismo. La modernità tradita, Editori Riuniti, Roma 1998

Per comprendere i movimenti fondamentalisti e le ragioni del loro sviluppo negli ultimi vent’anni diversi studi utilizzano la chiave di lettura “Islam”, come se potesse render conto di tutto. In particolare l’Islam viene evocato come un vero e proprio fantasma che aleggia sul mondo arabo e musulmano impedendo la separazione fra la sfera temporale e quella spirituale.

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H. Batatu, The Old Social Classes and the Revolutionary Movements of Iraq. A Study of Iraqi’s Old Landed and Commercial Classes and of its Communists, Ba‘thists and Free Officiers, Saqi Books, London 2004

Nel fare queste recensioni ci siamo imposte un limite nel numero di parole. Difficile rispettarlo per parlare di questo volume, ma ci proviamo.

Innanzitutto l’autore, Hanna Batatu (1926-2009). Professore Emerito alla Georgetown University, lo abbiamo incontrato leggendo un altro libro, Bush in Babilonia di Tariq Ali (Fazi Editore, Roma 2004) e ovviamente, poiché in quel periodo leggevamo di Iràq, siamo andate a cercarlo.

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J. W. Wright Jr. & E. K. Rowson, Homoeroticism in Classical Arabic Literature, Columbia University Press, New York-Chichester, West Sussex 1997

Nel 1964 Carolyn G. Heilbrun pubblicava un libro dal titolo Toward a Recognition of Androgyny, una ricerca nel mito e nella letteratura inglese per ‘tracciare’ le manifestazioni dell’androginia e valutarne le implicazioni nella società contemporanea giungendo alla conclusione che l’ideale dell’androgino è una forza civilizzatrice necessaria alla sopravvivenza di una società che si voglia ‘umana’.

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S. Faiq, ed., Cultural Encounters in Translation from Arabic, Multilingual Matters Ltd., Clevedon-Buffalo-Toronto 2004

Che tradurre non sia un’operazione neutra ma coinvolga le attitudini del traduttore – oltre a quelle strettamente linguistiche – in materia di estetica, etica, politica e religione è ormai da tempo stabilito e che al traduttore venga richiesto di essere invisibile, mentre sarebbe opportuno operare una traduzione ‘estraniante’ è stato molto ben spiegato da L. Venuti ne The Scandals of Translation e L‘invisibilità del traduttore, testi che ogni buon traduttore dovrebbe conoscere ma che non si occupano di traduzione dall’arabo.

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Olfa Youssef, Le Coran au risque de la psychanalyse, Albin Michel, Paris 2007

La questione della polisemia del Corano non è una novità dei giorni nostri. Oggetto di dibattito sin dagli albori dell’Islàm – anzi possiamo dire già presente nel Corano stesso (sùrat Àl ‘Imràn, v. 3) –  ha riacquisito vigore a partire dai primi del Novecento. Il testo sacro, si afferma, è naturalmente immutabile, ciò che cambia ne è l’interpretazione che, in epoca moderna e contemporanea, dev’essere più consona ai cambiamenti intervenuti nelle società musulmane.

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