أكره الحبّ
giugno 18, 2011
T. ‘Adnàn, Akrahu l-hubb, Dàr an-nahda, Bayrùt 2008
أكره الحبّ
لا أحبّ الرثاء
لأنه محضُ مجاملاتٍ متأخرةٍ
وملاطفاتٍ
نلوكها بعد فوات الأوان،
وأكره المديح
لأنه كذبٌ فصيح.
لا أحبّ الشعر القديم
لأنه يحتاج إلى كتب الشّرح
وكتائب الشُرّاح،
وأكره النقد المعاصر
لأنه عُملة سهلة.
لا أحبّ المسوّدات
تذكّرني بقصائد
لم تكتمل بعد،
أكره القصائد منشورةً
يؤلمني أن لن تكتمل قطّ.
لا أحبّ الشهرة
الأضواء تقتل
وأنا لستُ معتوهاً كالفَراش،
وأكره العيش في الظلّ
تماماً كأيّ ثمرة انطوائية
لن تنضج أصلاً.
لا أحبّ أن يكون لي أنفٌ
- أنفٌ ناتئٌ كجملة اعتراضية -
وأكره أن يكون لي ساقان
متساويان كسلّم لا يصلح لشيء
لأنه بدون درجات.
لا أحبّ السيارة
فهي عربة رعناء
يلزمها أربع عجلات
لكي تبقى على قيد التوازن،
وأكره الدرّاجة
لأنها تجري
كأي عصفور معدني جبان
لا يقوى على الطيران.
لا أحبّ أن أدعى طاهر المراكشي،
ومثلما أكره أن يُشار إليَّ بالبَنان
أكره الابتسامات الشقراء
تنكّل باسمي في مصالح البلدية
عند كلِّ نداء :
“موسيو تاءآ أدنان”.
لا أحبّ الكره
لأنه غالباً ما يكون مجانياً
وبلا أسباب وجيهة
وأكره الحبّ
لأنه مكلّف للغاية.
لا أحبّ الأحد
لأنه يوم كسول
يذكّرني بأنَّ : غداً أمرٌ،
وأكره الاثنين
(أنظُر الأحد).
لا أحبّ العيش وحيداً
فالوحدة باردة
كلَيلةٍ ديسمبرية
مُنيت بعطبٍ في جهاز التدفئة،
وأكره العيش مع الآخرين:
إنه الجحيم.
لا أحبّ أن يكون عندي
دمٌ يجري
ولا سبيل إلى اللحاق به،
وأكره ألاّ يكون عندي دم.
لا أحبّ ساعة الحائط
لأنها تذكرني بالعمر الضائع،
وأكره ساعة اليد
لأنها تسابق دقات القلب.
لا أحبّ السلم
لأن الحياة تصير رتيبةً معها
وبلا طعم
وأكره الحرب
لأنها عكس السلم.
لا أحبّ الحياة
لأنها بنت كلب،
وأكره الموتَ :
نباحَها الأخير.
طه عدنان
بودابست – مارس 2005
L’aube Ismael
settembre 24, 2010
M. Dib, L’aube Ismael. Louange, Editions Barzak, 2001 (con traduzione in arabo a fronte)
Quanto sappiamo di Hagar (in arabo Hàgiar ma anche Hàgir) non proviene dal Corano, che non fornisce dettagli sulla concubina del profeta Abramo, schiava egiziana e madre di Ismaele con il quale Abramo ricostrusce la ka‘ba. Tuttavia, anche se la storia di Hagar è ricostruita solo attraverso fonti secondarie, il suo ruolo nell’agiografia musulmana è rilevante. Oltre a partecipare alla rifondazione del monoteismo sulla terra ella, infatti, è anche l’antenata dei veri eredi di Abramo, i musulmani: sarà, infatti, un suo discendente, Muhammad, a restaurare la religione di Abramo dopo che il mondo avrà deviato ancora una volta dalla retta via.
Ibn Hišàm chiama Hagar “di tra le madri degli arabi”. La sua figura, ricordata in un rituale specifico del pellegrinaggio (sa‘i ) è punto di riferimento per i musulmani come modello di consapevolezza e azione.
صدقت كلّ شيء
giugno 30, 2010
Khàlid Sulaymàn An-Nàsiri, Saddaqtu kulla šay’. Nusùs, Dàr Kan‘àn, Dimašq 2009
Non c’è niente da fare. La poesia araba contemporanea ci piace molto. Come quella di Khalid Soliman Al-Nassiry (così scrive il suo nome in caratteri latini), giuntaci per caso in dono dall’autore, un giovane palestinese.
Waraq ’àšiq
maggio 6, 2010
F. Morchid (Muršìd), Waraq ‘àšiq, ad-Dàr al-Baydà’ 2003
Chi ci legge avrà ormai compreso che in Marocco è particolarmente vivace la produzione poetica contemporanea, di qualità, aggiungiamo oggi nel proporre questo volume di Fatìha Morchid, Fogli appassionati.
A chi porti la rosa?
maggio 5, 2010
I. Samhan, A chi porti la rosa?, testo arabo a fronte, trad. di V. Colombo, Interlinea Edizioni, Novara 2009
Irrequieto come se il vento fosse sotto i miei piedi (al-Mutanabbi)
Irrequieto. Mi cancello per scrivermi Di nuovo Irrequieto. La bacio Come se il mare mandasse L’onda dentro me E annegassi Irrequieta. Mi bacia Il mio viso cade per sbaglio Tra due colombe Dormo Irrequieta. Mi sbuccia Bottone dopo bottone La verità è completamente nuda Irrequieto. La spremo Come un chicco di melograno Mi beve In un sorso solo Irrequieto. Mi dirigo verso un’altra stazione Una balena nel ventre del cielo Una lentiggine sulla strada Irrequieto. Spalanco la sua finestra su distese di pini slanciati Gli uccelli hanno i brividi Irrequieto. Si distende in noi il mare Con l’alta e la bassa marea Con la bassa e l’alta marea Irrequieto. Il sole è allo zenit Nel cielo della notte Divento una nube Irrequieta. Si lamenta Di ciò che non sapevo Lei si rivolge a Dio Piccola come uno scricciolo Irrequieto. Chiudo gli occhi L’immagine è del tutto nitida Guarderò fisso la lente di ingrandimento Irrequieto. Il mio viso diventa Una patina sulla Fronte della rosa E le mie lacrime scorrono Irrequieto. Aggrotto le ciglia Gli occhi chiusi Aperte le roseIrrequieto. Maneggio le cose Tutte le cose stanno per infrangersi Irrequieta. La sigaretta mi accende Divento fumo Lei Colta dal rimpianto si spegne E sul mio petto Diventa Cenere Irrequieti. Attendiamo il nuovo appuntamento Quando squilla il telefono Una parola Irrequieto. Sto in piedi e mangio dal suo giardino Per essere benedetto dalle pesche Irrequieto. Il versetto si rigira Come se io stessi sognando Ciò che è celato è immenso Irrequieto. Le cose ci disegnano Una lettera all’inizio Una lettera alla fine Forse il caso… Irrequieto. Si raggomitola Diventa una manciata Impulsivo ma le mie ossa sono fragili.





